Cambio EUR/USD, previsioni per la fine del quantitative easing

Pubblicato da: Roberto Rossi - il: 25-10-2018 10:00

Il 2018 manderà in archivio il quantitative easing della Banca centrale europea, il maxi piano di supporto che ha impattato in modo significativo sull’economia e sulla finanza del vecchio Continente, e il cui abbandono aprirà scenari di particolare interesse e aleatorietà su tutti i fronti finanziari, ivi compreso quello valutario. Lecito, dunque, domandarsi che cosa accadrà nel prossimo anno al cambio EUR/USD, Euro Dollaro.

Cos’è il quantitative easing

Il quantitative easing è uno strumento di allentamento della politica monetaria a volte attivato dagli istituti banchieri e monetari centrali. Certo è che alcune banche centrali sono più affezionate a tale azione (ad esempio, la Fed), mentre altre (ad esempio, la BCE) sono più restie ad usarlo.

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Concretamente, quando si parla di quantitative easing (o QE) ci si riferisce a un programma di acquisti effettuato dalla Banca centrale nei confronti dei titoli di debito pubblico o privati, ovvero i titoli di Stato (nel primo caso) e le obbligazioni di grandi e strategiche aziende (nel secondo caso). Ma cosa succede?

In sintesi, quando una banca centrale acquista il debito pubblico o privato, vuol dire che sta prestando del denaro a tassi praticamente pari allo zero, o comunque profondamente inferiori ai tassi che il pubblico o il privato potrebbero beneficiare a condizioni “normali”, di mercato. Insomma, il quantitative easing è uno strumento importante perché consente un rifinanziamento sia dello Stato che di alcuni segmenti privati, favorendo una forte immissione di liquidità nel sistema economico.

Cosa accade con la fine del quantitative easing

Considerato che il quantitative easing ha consentito la generazione di evidente liquidità a buon (buonissimo!) mercato, ci si domanda che cosa potrebbe avvenire dal 1 gennaio 2019, quando il programma cesserà di esistere.

Tendenzialmente, nel breve termine potrebbe non accadere nulla di tangibile. Il QE cesserà non di sorpresa, bensì seguendo un piano già noto e condiviso. In secondo luogo, niente impedisce alla Bce di compiere un ripensamento, intervenendo magari su una nuova estensione temporale del programma se le condizioni di mercato dovessero rivelarsi particolarmente difficili (cosa che, però, al momento sembra essere scongiurata).

A ciò si aggiunga che, per molti Paesi, la fine del quantitative easing non dovrebbe generare ripercussioni nemmeno nel medio termine. Diverso è il discorso di alcune economie maggiormente in difficoltà, come l’Italia, che… dovrà cercare fonti di finanziamento del proprio debito altrove, considerato che non sarà più la Bce a prestare soldi in grande quantità. Questo, di base, dovrebbe far sì che l’Italia sarà esposta al rischio di pagare più interesse per poter rifinanziare i propri debiti in scadenza: valutato che lo spread è già oltre quota 300, e che la cessione del QE determina un pericolo di ulteriore tensione, le conseguenze potrebbero essere evidentemente dannose.

Cosa succederà al cambio EUR/USD

Ma che cosa succederà al cambio EUR/USD? Molto dipenderà dal modo in cui si evolverà lo scenario. In un contesto lineare e “prevedibile”, la fine del quantitative easing potrebbe incidere nella concretezza solamente sul fronte tecnico, con la conseguenza che la moneta non potrà più beneficiare di aumenti di valore. Considerato che l’euro si è svalutato del 30% dall’inizio del quantitative easing, è possibile che la fine del programma di allentamento monetario possa far pensare all’avvio di una dinamica inversa, con rafforzamento del dollaro. Quanto poi il dollaro potrà crescere, sarà un bel mistero: molto dipenderà infatti dalla crescita americana e dalle altre azioni che potrebbero essere intraprese.

Di contro, se lo scenario dovesse rivelarsi ben più negativo, come ad esempio quello indotto dalla possibile crisi del debito dell’Italia, non è escluso che la Bce possa intervenire nuovamente con un quantitative easing, con discesa sostenuta dell’Euro Dollaro, favorita dalla potenziale crescente sfiducia degli investitori.

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