Forex ed ESMA: cosa è cambiato e cosa fare

Pubblicato da: Roberto Rossi - il: 18-09-2018 9:09

Come noto e come più volte abbiamo rammentato su questo sito, dallo scorso mese di marzo sono entrate in vigore le nuove regole per gli investimenti, a coinvolgimento (anche) del variopinto mondo del trading online. Regole che sono state specificatamente ideate e redatte dall’ESMA (European Securities and Markets Authority), l’autorità di vigilanza europea, e che – come tali – puntano a impattare esclusivamente sugli operatori del mercato comune europeo.

Ma cos’è cambiato in seguito all’arrivo delle regole ESMA? E come ci si può comportare di conseguenza?

Cos’è cambiato nel Forex con l’ESMA

Cerchiamo di soffermarci brevemente su quali siano le nuove regole ESMA, quali i loro effetti sugli investimenti e cosa si può fare per poter evitare di subire restrizioni che potrebbero sorgere dalla rigida applicazione ddi tali regole.

Le nuove regole ESMA

Per far ciò, non possiamo che ricordare come le nuove regole che sono giunte dall’ESMA non abbiano certamente raccolto grandissima soddisfazione da parte dei trader e dei broker. Se infatti l’obiettivo dell’autorità europea è quello di migliorare il livello di tutela degli analisti, è anche vero che le regole potrebbero essere facilmente giudicate come limitanti e particolarmente stringenti, anche sotto il profilo temporale (essendo stati dati solo due mesi, ai broker, per potersi allineare, qualcuno sostiene che le nuove regole non siano state sufficientemente digerite).

Chiarito ciò, il primo principio che ha ispirato le nuove regole dell’ESMA è quello della tutelainformativa”. Si tratta di un principio che tutti coloro i quali hanno fatto trading negli ultimi anni conoscono molto bene, visto e considerato che è molto probabile che si siano imbattuti in forme di aggressiva promozione delle offerte commerciali da parte dei broker, tanto che in alcuni casi i bonus indotti dai piani di marketing hanno spesso avuto la meglio sugli effettivi contenuti di qualità delle proposte dei broker.

Il secondo principio ispiratore è quello della restrizione sulle leve finanziarie: strumento in grado di amplificare utili e perdite in misura molto rilevante, l’ESMA ha ritenuto questa funzione poco adatta nei confronti del trader retail, tanto da scoraggiarla vietandola o riducendola.

Infine, il terzo principio concerne sulla protezione del denaro degli investitori, con (ad esempio) garanzia contro il saldo negativo. Considerando che molti broker si erano già mossi su questo frangente, le novità sono state scarsamente impattanti e, comunque, ben viste.

Come cambia il trading dopo le nuove regole ESMA

Chiariti tali principi, rimane da capire che impatto hanno avuto sul forex trading. In alcuni casi le novità sono state quasi “trasparenti”, non inducendo pertanto i trader a modificare le proprie abitudini, mentre in altre ipotesi si è trattato di cambiamenti più radicali.

Per quanto concerne gli impatti meno evidenti, c’è quello della segregazione dei conti, una regola sulla quale pochi broker non erano ancora in linea. In altri termini, la regola prevede che i broker non posano mescolare i conti degli investitori con quelli della società, evitando così che i fondi presenti negli account possano essere usati per altri scopi.

La seconda regola riguarda invece il divieto di offrire un servizio di opzioni binarie, uno strumento finanziario derivato particolarmente noto e utilizzato, salvo poi essere “superato” – in termini di popolarità – da altri strumenti come i contratti finanziari derivati. Viste sempre non di buon occhio, le opzioni binarie sono state completamente vietate per la clientela retail, riservando pertanto la loro negoziazione alla sola clientela professionale.

Altra regola, molto controversa, riguarda l’abbassamento della soglia di leva finanziaria: oggi le leve massime sono state portate in riduzione, con un tetto che però dipende dalla categoria di asset. A ciò si aggiunga anche la necessità che il broker proceda con la chiusura graduale della posizione nel caso in cui l’investitore abbia eroso più del 50% del margine impegnato. Ultima regola, l’impossibilità da parte dei broker di proporre i classici bonus promozionali, come quelli di benvenuto, o altre agevolazioni.

Come comportarsi con le nuove regole ESMA

Ma a margine di tutto questo l’investitore è davvero più tutelato? Probabilmente si, anche se molti broker si erano già allineati ai nuovi principi ispiratori ancor prima del varo delle regole ESMA. Chi invece vuole comunque – a proprio rischio – attuare un forex trading ultra speculativo e super rischioso, può comunque trovare una rapida scappatoia.

In primo luogo, si ricorda che le nuove regole ESMA valgono solo per l’Europa, e dunque possono essere aggirate in maniera immediata aprendo un account presso un broker straniero. Attenzione, però, alle false aspettative: i broker che non hanno avuto un riconoscimento in ambito comunitario non potranno probabilmente darvi le stesse rassicurazioni di cui sopra. Il rischio di finire nelle maglie di qualche operatore poco serio è dunque piuttosto elevato.

In tale ambito, andate pertanto pur sempre a preferire dei broker stranieri conosciuti, affidabili e apprezzabili, situati in territori non fiscalmente paradisiaci, ma in contesti normativi che sono in grado di replicare le stesse garanzie che potreste avere qui.

In alternativa, potete qualificarvi come investitori professionisti, e dunque non come trader retail. La differenza è evidente, considerando che solamente gli investitori professionisti possono accedere alle abitudini di trading che fino a poco tempo fa erano a vantaggio di tutti, senza subire le limitazioni tipiche del mondo retail.

Generalmente, anche se le procedure variano parzialmente da broker a broker, per potersi qualificare come investitore professionista è sufficiente rispondere a una serie di domane che siano in grado di mostrare all’operatore le vostre conoscenze, competenze e patrimonialità. Al termine di questo piccolo questionario (o, se preferite, autocertificazione), il broker esaminerà le vostre risposte e valuterà se effettivamente possiate rientrare o meno nella classe di investitori professionisti.

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