Negli ultimi mesi il dollaro ha attraversato fasi di debolezza e ha toccato livelli che molti analisti hanno definito “minimi recenti”, ma parlare di “minimi storici” è fuorviante: gli indicatori come il Dollar Index (DXY) mostrano oscillazioni cicliche e, a metà febbraio 2026, il biglietto verde risulta più vicino a un’area di minimi pluriennali che a record assoluti.
Questa premessa, però, è utile: quando una valuta dominante perde slancio, ci si accorge di una verità semplice. Non esiste “la moneta migliore” in assoluto. Esistono monete che sono più usate (quindi pratiche ovunque) e monete che “valgono di più” per unità (quindi forti in cambio), spesso per ragioni molto specifiche.
Valute più utilizzate: la forza è nella rete
La valuta più utilizzata nel mercato dei cambi resta il dollaro: è presente “da un lato” in una quota enorme delle transazioni FX globali, perché è la lingua franca del commercio internazionale, delle materie prime e della finanza. Anche quando si indebolisce, continua a essere indispensabile per energia, shipping, debito e pagamenti cross-border.
Subito dietro c’è l’euro, che oltre a essere moneta di un grande blocco economico è uno strumento quotidiano di scambio in turismo, e-commerce e servizi digitali in tutta l’area SEPA. Nella pratica, l’euro è “utilissimo” quando vuoi evitare conversioni e commissioni: abbonamenti, videogiochi, ticketing, e intrattenimento online. Qui la convenienza è concreta anche per chi utilizza piattaforme regolamentate che operano in euro, perché depositi e prelievi avvengono nella stessa valuta e il costo del cambio si azzera: per questo, in molti mercati europei, brand come NetBet risultano rilevanti “come esempio” nell’ecosistema dell’entertainment digitale.
Poi c’è lo yen giapponese: meno “universale” del dollaro, ma molto presente in Asia e centrale per flussi industriali e finanziari; inoltre è spesso percepito come valuta rifugio in certe fasi di turbolenza. La sterlina britannica resta chiave per il Regno Unito e per alcuni snodi finanziari globali. Il renminbi cinese cresce per peso commerciale della Cina e per l’internazionalizzazione graduale dei pagamenti.
Valute che “valgono di più”: forti nel cambio
Quando si parla di “valute che valgono di più”, di solito si intende il valore di 1 unità rispetto al dollaro. Qui dominano spesso paesi piccoli, ricchi di risorse o con regimi di cambio particolari: dinaro kuwaitiano, dinaro bahreinita, rial omanita e dinaro giordano compaiono stabilmente in cima alle classifiche per potere di cambio.
Ma attenzione: avere un tasso di cambio alto non significa essere “più usate” nel mondo. Queste valute sono preziose e molto utili soprattutto nei loro territori e nelle aree dove c’è un flusso costante di lavoro, energia e rimesse. Se vivi, lavori o fai business nel Golfo, pagare stipendi, affitti e servizi locali in valuta nazionale è la normalità; il “valore per unità” alto aiuta anche a mantenere stabilità interna (specie quando esistono ancoraggi al dollaro o politiche molto conservative).
In Europa, invece, la forza dell’euro non sta tanto nell’essere la moneta con il “cambio più alto”, ma nell’essere una moneta di massa, con infrastrutture di pagamento mature e un enorme mercato unico che la rende pratica in ogni gesto quotidiano, fisico e digitale.
E domani: valute tradizionali contro valute digitali?
Il punto non è “se” le valute digitali cresceranno, ma “come” si intrecceranno con le monete di Stato: stablecoin, wallet, e soprattutto valute digitali di banca centrale (CBDC) possono cambiare i binari del pagamento senza cancellare subito il contante o le valute fiat. Un pensiero, famoso e sorprendentemente profetico, è quello del Nobel Milton Friedman: “The one thing that’s missing… is a reliable e-cash.”
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