Segue LE CRISI (a partire dagli anni ’90)

Pubblicato da: Roberto Rossi - il: 19-03-2012 11:32
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2000: è l’anno in cui entrano in crisi anche Russia e Argentina. A ciò, si aggiunge un fatto che dimostra come ci sia continuità nelle vicende economiche: le modalità con cui si scampa ad una crisi possono essere le basi per causare una crisi successiva. Infatti, nel marzo di questo stesso periodo si assiste alla caduta in borsa dei titoli azionari delle compagnie “Dot.com”, ossia quelle che operavano principalmente in rete. Negli anni precedenti, l’esplosione d’interesse nei confronti delle imprese che operavano nell’ambito della rete, aveva creato delle aspettative dovute alle innovazioni che internet avrebbe dovuto portare con sé. Tuttavia, questo fenomeno non si era sviluppato in modo organico ed ordinato, ma attraverso la creazione di una bolla speculativa. In sostanza, le società per azioni che si occupavano che si erano occupate di internet, videro nel giro di poco tempo aumentare i prezzi dei loro titoli azionari, prezzi che però incorporavano tutti gli incrementi degli utili e dei dividendi. Allora, cosa c’è stato che non ha funzionato? In linea teorica e pratica, non si può certo impedire ad una società di aumentare anche vertiginosamente i prezzi dei corsi azionari; ciò che però si è rivelato invece fallimentare, è stata la continua rincorsa da parte degli investitori in generale ad entrare in possesso di questi titoli a tutti i costi, cercando di sfruttare il trend di rialzo. Si è così creato un mercato dove le azioni venivano comprate e vendute ad un prezzo decisamente superiore rispetto al loro valore reale, chi vendeva chiedeva dunque un prezzo ben al di sopra del oro valore per via dell’alta domanda. E quanto appena descritto, spiega chiaramente il fenomeno di una bolla speculativa. Ma il problema della bolla speculativa, è che presto o tardi ci si accorge che i prezzi sono inutilmente gonfiati, quando ciò accade, naturalmente provoca dei danni molto importanti: l’immediata svalutazione di questi titoli, che diventano così “carta straccia”. Ma come abbiamo capito, i fenomeni finanziari si ripercuotono inevitabilmente anche sull’economia reale, per cui le famiglie che detenevano questi titoli, si sono ritrovate più povere; lo stesso è accaduto per le imprese, che magari detenevano dato quei titoli in garanzia. La cosa che però è “subdola” in una bolla speculativa, non è facile capire se i prezzi crescono perché ci sono ancora delle ragioni fondamentali oppure se sta formando appunto una bolla speculativa. A livello politico poi,anche il presidente della BCE, ha la consapevolezza di essere davanti ad una situazione di emergenza. Ma qualora decidesse di intervenire, ciò provocherà automaticamente lo scoppio e la caduta della sua responsabilità in qualità di “colpevole”. Quindi la decisione di intervenire è in realtà un gioco molto delicato, che dipende dall’incertezza, ma anche dalla consapevolezza che un intervento non risolverebbe di certo la situazione. Dunque, come intervenire, per cercare di far ricadere gli effetti dell’intervento sull’economia reale? Semplicemente abbassando i tassi di interesse, a cui seguiranno misure ed interventi strutturali e significativi anche da parte dei singoli governi.


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