Le obbligazioni emesse daglienti locali (parte 2)

Pubblicato da: Roberto Rossi - il: 23-04-2013 6:34
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Per quanto riguarda le criticità nel processo di accesso degli enti locali al mercato dei capitali, vi è innanzitutto da segnalare il grado tuttora incompleto di decentralizzazione in corso, nonché le sue perduranti incongruenze. Sotto questo profilo, la situazione itlaiana si colloca ad un livello medio – basso in ambito europeo e si caratterizza per un livello di trattamento delle decisioni di spesa pubblica ancora relativamente elevato.
In posizione nettamente più avanzata ci sono Germania, Spagna e Paesi scandinavi. Sotto questo profilo bisogna segnalare il fatto che il decentramento spesso riguarda la gestione delle spese operative, mentre l’utilizzo del del canale obbligazionario è, nella maggior parte dei paesi, vincolato legislativamente al finanziamento degli investimenti. In alcuni contesti – come ad esempio quello dei Paesi scandinavi – ad un grado di autonomia elevato delle strutture locali non si accompagna un’altrettanto elevata responsabilità sul fronte degli investimenti infrastrutturali che rimangono prerogativa dei governi centrali.
Di conseguenza, pur in presenza di un livello di decentramento significativo, l’accesso diretto al mercato dei capitali da parte degli enti locali rimane limitato.
Un secondo aspetto critco è rappresentato dalla frammentazione dei potenziali emittenti, unita alla dimensione spesso ridotta dei singoli interventi da finanziare.
Tale frammentazione genera due ordini di problemi. Innanzitutto, per raggiungere la massa critica che rende conveniente l’utilizzo di una emissione obbligazionaria risulterebbe in molti casi necessario aggregare una pluralità di entità locali oppure una pluralità di progetti di investimento. Queste “aggregazioni”, anche laddove legislativamente possibili, sono però molto complesse da realizzare e richiedono una notevole capacità di coordinamento. In secondo luogo, la dimensione relativamente ridotta delle emissioni e la loro sporadicità ne riduce la liquidità in sede di mercato secondario, diminuendone l’appetibilità per gli investitori e aumentando il livello di rendimento che il prenditore deve offrire per attirare i potenziali sottoscrittori.


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