Venerdì nero per i banksters ? il problema delle put itm

Pubblicato da: Roberto Rossi - il: 25-10-2011 6:41

trading_blog_2In questo post voglio soffermarmi su quanto accaduto, il 21.10.2011, alla quotazione di eurodollaro, che inspiegabilmente stenta a scendere. Con l’ausilio delle posizioni trattate sul mercato delle opzioni ho supposto, forse sbagliando, che l’area di massimo profitto del mercato istituzionale si sarebbe concretizzata intorno 1,35-1,36, ma non é stato così, infatti eur/usd ha chiuso la settimana a 1.3885 circa.A 1.3885 i potenti della finanza hanno realizzato un guadagno di circa il 10% sul derivato di eur/usd e a mio avviso qualcosa non torna.

 

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Personalmente sono rimasto sorpreso dal fatto che se avessi considerato la put 138 venduta e non comprata, l’area di massimo profitto dei banksters sarebbe coincisa proprio con il livello di quotazione di 1.3885.A questo punto il mio weekend era segnato….così, a bocce ferme, lavorando sulle charts ho tratto le seguenti conclusioni.

 

Io sono fermamente convinto che i grandi speculatori difficilmente perdano soldi in borsa, anzi, secondo me mirano sempre al massimo guadagno realizzabile.Per tutti questi miei postulati, del tutto opinabili, ritengo che quando sul mercato dei cambi ci si orienti mediante la tabella delle opzioni é opportuno fare particolare attenzione alle put in the money. Nel momento in cui ho elaborato la mia analisi settimanale del cross eur/usd ho riflettuto sul fatto che le posizioni registrate dal cot index erano in prevalenza short, dunque mi é stato naturale interpretare la put 138 comprata. Sappiamo infatti che una put comprata guadagna se il prezzo scende sotto il suo strike. Ora invece, se diamo ulteriore profondità alle deduzioni possiamo anche dire che per far scendere il mercato di venerdì probabilmente erano già sufficienti le posizioni sell degli istituzionali, quindi una put comprata non avrebbe fatto altro che replicare un’ intenzione già insita nelle posizioni ufficializzate dal cot index.

 

Continuando il ragionamento,se la volontà degli istituzionali stava nel voler guadagnare mediante una quotazione sostenuta di eurodollaro pur avendo oramai strutturato una chain ribassista,l’unica operazione da fare era proprio quella di vendere una put itm ! In sostanza,avrei potuto sospettare del fatto che l’acquisto di un put itm in un mercato al ribasso, mi riferisco ai dati diffusi dalla U.S. COMMODITY FUTURES TRADING COMMISSION, é equivalente al profitto realizzabile con le vendita del sottostante (eur/usd sul forex) o di una call otm che nel 95% dei casi viene venduta, e che le opzioni call/put transate sono per il 70%-80% quelle otm (out of the money). In definitiva, quello che  cerco di dire é che se scelgo una strada tortuosa e insolita deve accadere qualcosa di insolito, e la put 138 in the money era l’anomalia che forse si doveva cogliere…..

 

Nel caso specifico di venerdì, la put itm allo strike 138 potrebbe essere stata molto redditizia per i large traders nel caso (raro) in cui sia stata venduta, infatti solo con la vendita avrebbero potuto spostare l’area di massimo profitto su livelli di quotazione che divergevano dal mercato. Chissà, magari in questo momento politica e speculazione non riescono ad essere in sintonia…(mi riferisco al vertice Ue di questi giorni per la crisi del Debito Sovrano e alle massicce posizioni corte sulla moneta unica dei traders istituzionali) e così anche nelle sale operative degli hedge funds impera una confusione che indigna più del solito.

 

Io non so se sono riuscito ad essere chiaro..,ne dubito; le considerazioni di cui sopra sono ipotesi di strategie che non possono avere una risposta certa, non é corretto nemmeno affermare che l’analisi della scorsa settimana sia stata effettivamente errata e che invece i large traders questa volta si siano accontentati del 10%; tuttavia penso che in questo mestiere si debba trovare il tempo per fermarsi a ragionare, immaginando tutti i possibili scenari, dando rilievo al calcolo e ai dati statistici. Solo in questo modo aggiungeremo esperienza ad esperienza trasformando anche gli inevitabili errori in un investimento per le operazioni future.

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