Il rischio e lo stop loss

Pubblicato da: Roberto Rossi - il: 23-11-2010 10:00

trading_blog_2Da un punto di vista logico la probabilità che un trade vada in profitto é quantificabile nella misura del 50%. Voglio dire  che se aprissi una posizione in acquisto o in vendita a caso senza sapere nulla né del mercato né della situazione politico-finanziaria in atto, avrei le stesse possibilità di andare in perdita e di guadagnare.

 

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Attenzione però, quanto appena detto é verosimile solo se non ho intenzione di chiudere l’operazione. Infatti, l’abitudine all’uso dello stop loss taglia parte delle potenzialità di profitto di una posizione che solo temporaneamente ha un andamento negativo. In sostanza lo stop loss interrompe il flusso di probabilità che é a nostro favore.

 

Lo stop prefissato ed automatico non considera le oscillazioni di quotazione spesso fisiologiche alla formazione del prezzo. Se attraverso lo studio delle opzioni e del cot index abbiamo individuato non solo il trend ma anche i margini di redditività non é ragionevole rischiare che il broker chiuda il nostro ordine.

 

Nel trading non contano i rumors nè da dove vengono, contano i soldi nient’altro ed attraverso lo studio del mercato dei derivati e del cot possiamo capire dove sono.

Una leva con 2000 ticks di margine garantisce percentuali di trades vincenti del 100% quando le posizioni aperte sono in sintonia con gli open interest significativi. Seguire i pesci grossi porta sempre profitto alla nostra operatività, solo un evento catastrofico sotto il profilo dell’economia mondiale può mettere in discussione un metodo che replica quello del mercato istituzionale.

 

D’altra parte, negli eventi eccezionali come atti terroristici importanti, abnormi crisi finanziarie, tutto diviene drammaticamente discutibile. In occasione della bolla dei subprime quando nel settembre-ottobre 2008 scompaiono banche d’affari note come Lehman Brothers, il mercato impazzì a tal punto che non potei tradare per tre mesi.

 

Non c’erano più punti di riferimento, anche i valori degli open interest erano privi di senso economico e le quotazioni sui mercati risultavano imprevedibili. In questi casi, speriamo sempre meno frequenti, ma ne dubito, é opportuno fermarsi ed attendere che gli scambi ritornino ad un minimo di regolarità speculativa.

 

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