Perché i mercati non anticipano più l’economia reale

Pubblicato da: Roberto Rossi - il: 29-08-2014 1:32

In quest’ultimo periodo abbiamo un po’ tutti sentito parlare di finanza, di mercato. Frasi come “attendiamo la reazione del mercato“; “spread“; “preoccupazione per la reazione dei mercati“, ci sono letteralmente entrate in casa dal piccolo schermo, sì, quello che chiamiamo televisione e che molto spesso-per non dire sempre-non fa altro che terrorismo psicologico.

Insomma, se si devono fare le riforme strutturali, tanto care ai politici, ma mai veramente attuate, è perché ce lo chiedono i mercati oppure perché ce lo chiede l’Europa, insomma, i mercati sono diventati dei veri e propri dittatori e ci impongono di gestire l’economia reale in un certo modo: quello sbagliato!

Nell’attuale scenario economico i mercati, che stanno tanto a cuore ai politici ed agli economisti ben pensati, non anticipano più l’economia reale come accadeva qualche tempo fa, quando i manuali di analisi fondamentale dichiaravano che ciò che oggi accade nel mercato, tra 6 o 9 mesi accadrà nell’economia reale. Ciò significa che un rialzo dei mercati porta ad un miglioramento delle condizioni economiche, ma la realtà è che le oscillazioni del mercato portano solo un miglioramento alle condizioni economiche di chi è riuscito a specularci.

Forse ci stiamo chiedendo il perché la regola dei mercati non vale più, ebbene, è molto semplice: le banche centrali hanno offerto troppa liquidità, che le banche non hanno investito nell’economia reale, bensì nei mercati finanziari, dove i profitti sono immediati ed enormi e dove i rischi sono contenuti. Ecco che all’interno dei mercati si crea un eccesso di liquidità che non rispecchia per niente l’economia reale, anzi, mette in confusione chi crede ancora che basti giocare a ritoccare un parametro economico per portare benessere e prosperità ad un paese.

E gli investimenti esteri?

Creiamo le condizioni per agevolare investimenti esteri ed arriveranno capitali, magari una pioggia di soldi che risuonerà nelle strade italiane. Probabilmente non si è ancora compreso che i mercati finanziari sono diventati così attraenti che gli “investitori esteri” non hanno alcuna ragione di investire nell’economia reale di un paese, soprattutto di un paese come l’Italia, che attualmente ha un regime fiscale che non permette il proseguimento delle attività già esistenti. Possiamo concludere questa “chiacchierata finanziaria” affermando che per risolvere i drammi dell’economia reale bisogna pensare ai problemi dell’economia reale, che certo non sono sintetizzabili nelle reazioni del mercato o nelle variazioni di un parametro inutile come lo spread.

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