L’assegnazione del rating

Pubblicato da Luca M -



Conclusa la fase di raccolta e di analisi delle informazioni, il rating si concreta nell’assegnazione di un “voto” all’emissione, su una predefinita scala alfanumerica e nella struttura di un sintetico rapporto che spieghi le motivazioni alla base dell’assegnazione di tale voto. In nessun caso, la votazione rappresenta una raccomandazione all’acquisto oppure alla vendita dell’obbligazione, dal momento che nella sua formulazione non viene valutata la congruità del prezzo di mercato del titolo. Si tratta invece semplicemente di un’espressione sintetica del livello di rischio creditizio che il prestito rappresenta.

LA scala di valutazioni e la simbologia utilizzate per i titoli obbligazionari sono diverse da quelle utilizzate per i titoli del mercato monetario, ovvero per i titoli di debito con durata inferiore all’anno. Per le obbligazioni che presentano la clausola put viene generalmente espresso un duplice giudizio: una prima votazione sulla scala a breve termine, che si riferisce all’epoca in cui l’investitore può esercitare la facoltà di rimborso anticipato, ed una seconda valutazione sulla scala a lungo termine, riferita alla vita complessiva dell’operazione. All’interno del gruppo di analisti, il giudizio viene preferibilmente deciso all’unanimità. In mancanza di accordo, però, è possibile procedere a maggioranza ed, in questo caso, ad ogni membro del gruppo è generalmente assegnato un voto.

Raggiunta la decisione, il rating, viene comunicato all’emittente e questi può presentare una sorta di ricorso,ovvero richiedere un riesame della decisione. La richiesta deve essere motivata: l’emittente deve cioè, specificamente indicare quali elementi siano stati, a suo parere, trascurati oppure sottovalutati. In questa sede, possono essere anche presentate nuove documentazioni a sostegno della tesi. Sarà poi lo stesso team di analisti a giudicare se vi siano gli estremi per una revisione della decisione presa.

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