La fase finale: la crisi dei giorni nostri ed il ruolo del moltiplicatore

Pubblicato da: Roberto Rossi - il: 02-04-2012 9:06
crisisIn questo periodo, l produzione si ferma non per la mancanza della possibilità di produrre, ma perché manca la domanda. Se le famiglie non consumano più, le imprese non investono più e quindi si innesca un meccanismo per il quale il mondo vive al di sotto delle proprie potenzialità generando una situazione di crisi. In questi casi parla dunque di moltiplicatore, che ci dice come possiamo cercare di rilanciare l’economia, per esempio attraverso:

Investimenti privati, attraverso tassi di interesse che scendono, ma è chiaramente una circostanza molto difficile
Aumentando la spesa pubblica: se lo Stato aumenta la spesa pubblica ed effettua investimenti, tutto questo provocherà l’effetto di indurre le imprese a produrre dei beni che prima non producevano, essendo così in gradi di rimunerare i fattori produttivi coinvolti in questo processo, ossia le famiglie. Il ruolo degli investimenti pubblici non è tanto importante per le potenzialità future; ma è importante perché grazie a questi lo Stato induce le imprese a comprare a monte da altre imprese, le quali dovranno produrre quello che non avevano prodotto e dovranno dunque distribuire redditi che altrimenti non avrebbero distribuito. Ed è qui nasce lo strumento ed il concetto del moltiplicatore, perché a fronte di una spesa iniziale di 100, le famiglie incassano 100, che porta ad una aumento del reddito di un multiplo però dei 100 iniziali
Riducendo le imposte: se le imposte diminuisco, logicamente il reddito netto delle e per le famiglie aumenta,  e questo si traduce in maggiori consumi, i quali faranno ripartire il ciclo di cui sopra.

Ma la domanda iniziale era, perché un Paese non deciderà mai da solo di rilanciare l’economia? Perché in un’economia integrata come la nostra, un Paese che intenda adottare uno dei meccanismi di cui sopra, farebbe disperdere una parte del beneficio all’estero. E questo è essenzialmente uno dei principali motivi per cui nessuno ha voluto cominciare per primo a fare qualcosa nel periodo della crisi. Nel 2009 con la riunione del G20, le aspettative sull’evoluzione della crisi cominciarono a migliorare e di Paese cominciarono ad aumentare la spesa pubblica ed a tagliare le imposte. Ma per i paesi che intendono perseguire questa strada c’è un drastico peggioramento dei conti, perché fanno aumentare il disavanzo pubblico e di conseguenza i debiti. Conseguentemente ciò provoca un forte aumento sui tassi dei titoli di Stato ed quindi del debito. Dunque lo Stato può permettersi di avere questo disavanzo solo se trova dei risparmiatori che sono disposti a sottoscrivere i titoli. Ed è così che c’è stato il rischio di fallimento per Spagna e Grecia. Ma l’evoluzione no è ancora terminata.


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