Il quadro normativo delle emissioni di obbligazioni degli enti locali

Pubblicato da: Roberto Rossi - il: 25-04-2013 0:00
analisi_tecnicaLa denominazione prescelta per le obbligazioni degli enti locali richiama quella dei titoli più familiari per gli investitori italiani. Si parla infatti di Buoni Ordinari del Tesoro Comunali (BOC), Buoni Ordinari Provinciali (BOP) e Buoni Ordinari del tesoro Regionali (BOR). La normativa in materia sancisce una serie di caratteristiche che questi titoli devono obbligatoriamente possedere:

Durata: la durate del prestito non può essere inferiore a cinque anni. E’ dunque esclusa la possibilità di utilizzare in canale obbligazionario per esigenze di breve periodo, a differenza di quanto si potrebbe erroneamente suggerire dalla denominazione dei titoli.

Metodo di ammortamento: le obbligazioni possono essere rimborsate progressivamente oppure in un’unica soluzione alla scadenza.  In quest’ultimo caso però, l’ente deve obbligatoriamente istituire un fondo per l’ammortamento del debito, gestio da un intermediario finanziario, oppure stipulare un contratto swap allo stesso fine. In entrambi i casi l’intermediario prescelto come controparte deve essere dotato di rating, assegnato da un’agenzia di riconosciuta a livello internazionale, e la valutazione creditizia ottenuta non deve essere inferiore a livello BBB
Rendimento effettivo lordo: il rendimento effettivo lordo per i sottoscrittori del prestito non può essere superiore al rendimento offerto dai titoli di Stato di apri durata, collocati nel mese precedente all’emissione, maggiorato di un punto percentuale. Nel caso in cui tale confronto non sia possibile, si dovrà fare riferimento al rendimento offerto dai titoli di Stato trattai sul mercato secondario con vita residua comparabile a quella del prestito da emettere. Tale tetto massimo posto al rendimento effettivo lordo può impedire l’utilizzo del canale obbligazionario a quegli enti che non presentino una situazione finanziaria particolarmente rosea, vista l’impossibilità di offrire agli investitori uno spread di remunerazione adeguato rispetto ai titoli di Stato.


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