I TITOLI BENCHMARK

Pubblicato da: Roberto Rossi - il: 09-10-2013 15:59

Si può notare innanzitutto che tradizionalmente il ruolo di titolo benchmark in ogni area valutaria è stato ricoperto da titoli di debito sovrano. Più in particolare, all’interno della varie fasce temporali, il benchmark è generalmente identificabile nell’obbligazione pubblica correntemente in corso di emissione attraverso il ciclo delle riaperture ed, in ruolo subordinato, nei titoli di più recente collocamento. Con il trascorrere del tempo invece, gli scambi tendono a diradarsi e, di conseguenza, l’obbligazione perde il ruolo di “guida”.
Con l’introduzione dell’euro, al’interno del mercato obbligazionario europeo si è verificata l’insolita circostanza della presenza di una pluralità di emissioni sovrane denominate nella medesima valuta e caratterizzate da un rischio creditizio sostanzialmente comparabile, testimoniato da un progressivo restringimento degli sperad di rendimento. In questo contesto, il ruolo di benchmark viene ad essere determinato in misura preponderante dal livello di liquidità dei vari titoli ed è dunque in parte influenzato dalle politiche di emissioni adottate dal singolo stato nazionale, oltre che lo status di “punto di riferimento” possa più facilmente variare nel tempo e possa essere attivamente influenzato attraverso azioni mirate.
Al di là del problematiche relative all’area dell’euro, l’elemento di maggiore novità nel campo dei titoli benchmark è però rappresentato dal graduale emergere di punti di riferimento alternativi alle obbligazioni del debito pubblico. Questa tendenza, emersa a partire dagli anni novanta, è da collegare alla progressiva contrazione del flusso di nuove emissioni governative da parte dei paesi più sviluppati, a fronte del processo di risanamento dei deficit pubblici.
L’esigenza e la ricerca di nuovi benchmark ha innescato un processo di competizione fra gli elementi volto a proporre punti di riferimento alternativi, a vari livelli di standing creditizio. Questa competizione si è manifestata principalmente nel lancio di nuove emissioni di ammontare molto rilevante e nel tentativo, da parte di alcuni prenditori, di dare maggiore regolarità, prevedibilità e liquidità alla propria offerta di titoli.

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