I cinque parametri

Pubblicato da: Roberto Rossi - il: 10-04-2012 9:29

inflazioneL’inflazione italiana dagli anni ’70 agli anni ’90 è cresciuta molto e questo ha portato la lira a svalutarsi notevolmente. Ma, da quando la nostra nazione è entrata a far parte dell’UEM, la situazione si è complicata non soltanto per noi, ma per tutti Paesi, che non potevano fare nulla per toccare il cambio della propria valuta. Nei primissimi anni dell’UEM, continuavano a circolare le valute nazionali con dei cambi ormai irrevocabilmente fissati e quindi tutto era bloccato. L’emissione dell’euro quindi è solo una formalità ma già da qualche anno i cambi erano prefissati. Nessun Paese ora può più svalutare la sua moneta, a meno che non voglia uscire dall’UEM. Questo automaticamente ci fa intuire che entrare nell’UEM comporta dei rischi, implica dover seguire un certo percorso e dover accettare determinate condizioni, di cui ci occuperemo.

Esistono quindi dei parametri quantitativi che ciascun Paese che intenda entrare nell’UEM deve rispettare, per tanto risulta fondamentale capire perché sono stati introdotti e quali conseguenze hanno significato per l’Italia.

Il trattato che istituiva l’UEM era il trattato di Maastricht, firmato nel 1992. esso prevedeva che i paesi entranti dovessero rispettare questi indicatori entro e non oltre il 1997 o al massimo il recupero, valido però solo per i prossimi due anni, cioè fino al 1999. I parametri di questo importante tratto sono cinque e sono suddivisibili in tre gruppi:

 

  • 1 tasso di inflazione
  • 2 tasso di inflazione
  • 3 rapporto disavanzo pubblico sul PIL
  • 4 rapporto debito pubblico sul PIL
  • 5 adesione da almeno due anni


Ma, qual è la ragione per la quale è stato richiesto ai paesi candidati di rispettare questi parametri e perché ancora oggi i paesi che vogliono entrare nell’Unione Europea devono rispettare questi parametri?

 

1 tasso di inflazione

Fissare irrevocabilmente per poi rinunciare alla moneta nazionale a favore dell’euro implica rinunciare alla possibilità di modificare il proprio cambio tutte le volte che la competitività si dovesse deteriorare a causa dell’eccessiva inflazione. Questo è un limite importante, perché se mai un Paese dovesse uscire dall’UEM correrebbe dei rischi serissimi per la propria stabilità. Quindi l’ingresso nell’UEM sanziona irrevocabilmente il cambio, facendo sì che quindi quel determinato Paese abbia un tasso di inflazione che converga a quello degli altri. Occorre quindi che il Paese non perda competitività non potendo più svalutare come una volta la propria moneta. Questo parametro deve quindi essere letto in chiave relativa e non assoluta: un’inflazione troppo alta non danneggerebbe gli altri paesi, ma se stesso.


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