GLI INDICI OBBLIGAZIONARI

L’importanza della nozione di benchmark in senso ampio è cresciuta nel tempo, parallelamente alla crescita del fenomeno del risparmio gestito, ed è stata istituzionalizzata in Italia con l’introduzione  del regolamento della Consob n.11522 del primo luglio 1998 prescrivendo tale compito alle società di gestione del risparmio (SGR) e d alle società di investimento a Capitale Variabile (SIACV).
Sia a livello nazionale che internazionale, l’offerta di indici obbligazionari si è andata continuamente arricchendo nel corso degli anni. I soggetti più attivi sono sicuramente JP Morgan, Merryl Lynch e Citigropu, che propongono svariate decine di indicatori variamente articolati. Accanto a queste, sono presenti alcune società private specializzate nella produzione e distribuzione di informazioni finanziarie, quali multinazionali come ad esempio la tedesca Markit, i cui indici obbligazionari sono indicato con iBoxx e l’inglese FTSEIndex Company. A livello domestico, le principali categorie di indici obbligazionari sono proposte dalla Banca di Italia e dalla società che gestisce il Mercato Telematico dei Titoli di Stato (MTS).
La progettazione di adeguati indici obbligazionari, attraverso la selezione di un opportuno insieme di titoli e la loro “manutenzione”presenta problematiche particolari rispetto alla costruzione di analoghi indicatori relativi al mercato azionario. I principali elementi critici possono essere così sintetizzati:

1.    ampiezza del numero di titoli in circolazione: gli emittenti di obbligazioni ricorrono al mercato mobiliare con una certa periodicità ed ogni operazione di finanziamento di concretizza nell’emissione di un nuovo titolo obbligazionario normalmente non fungibile con quelli in circolazione
2.    limitata liquidità di molte emissioni obbligazionarie: molti titoli a reddito fisso hanno un mercato secondario estremamente sottile e spesso difficile da monitorare, in quanto di tipo non regolamentato. L’inclusione di una obbligazione con scarsa liquidità nel paniere di un indice non è ovviamente opportuna, in quanto non si tratta di un buon termine di paragone con cui confrontare la performance di gestione.

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