Brexit e le possibili conseguenze

Pubblicato da: Roberto Rossi - il: 22-06-2016 23:03

Ormai ci siamo: il giorno di votazione per il referendum Brexit è finalmente arrivato. Molta la tensione, sia nel Regno Unito che in tutta Europa, soprattutto per le conseguenze di una possibile Brexit, ovvero dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Sono sati fatti decine e decine di sondaggi in questi giorni per cercare di avere anticipazioni sul possibile risultato, ma l’esito non è mai cambiato: gli elettori britannici sembrerebbero proprio spaccati a metà, in un 50-50 tra Brexit e Bremain. Infatti vi sono sondaggi che danno in vantaggio di a malapena un punto percentuale il Bremain, altri il Brexit. Una situazione stabile. Pericolosamente stabile, come è stato sottolineato sia dai governi di mezza europa che dagli stessi mercati finanziari.

Dopotutto il Regno Unito è uno dei pilastri fondamentali dell’Unione Europea, sia sotto il punto di vista economico, che dal punto di vista politico. Sono in molti ad interrogarsi sulle possibili conseguenze di una Brexit, così come altrettanti (forse più ottimisti) si chiedono cosa cambiare nella politica europea in caso di fallimento del Brexit. Se alcuni paesi come l’Italia, tramite il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, hanno puntato il dito sugli svantaggi per gli stessi britannici di una possibile Brexit, altri paesi sono rimasti più neutri. Un esempio è la Francia: il Presidente Hollande ha dichiarato che restare nell’Unione Europea “è una decisione libera dei britannici che avrà ovviamente, qualunque sia il risultato, delle conseguenze politiche” e che “la Francia prenderà delle iniziative su scala Europea dopo il voto”. Insomma, già il solo fatto che un paese pilastro dell’UE voglia “levare le tende” in fretta e furia, non ha reso felici altri governi europei.

brexit

Il refrendum Brexit si terrà il 23 Giugno 2016, i seggi saranno aperti dalle ore 7 alle ore 22 locali (quindi dalle ore 8 alle ore 23 italiane), e lo spoglio inizierà subito dopo la chiusura dei 382 seggi elettorali. Non vi saranno exit poll, anche se molti hedge fund e investitori istituzionali hanno commissionato ad alcune società l’arduo compito di farli lo stesso, per avere comunque indicazioni su come operare nei mercati finanziari e nel mercato del forex durante la votazione. La prima ondata di dati relativi alla votazione si aspetta intorno alle ore 2 locali, quindi alle ore 3 italiane. Solamente verso le 6 del mattino (ora italiana), si dovrebbe avere maggiori certezze sui risultati. Ricordiamo che in caso di vittoria del si nel referendum Brexit, quindi l’uscita del Regno Unito dall’UE, il parlamento inglese dovrà respingere l’European Communities Act del 1972 che incorpora il diritto europeo nella legislazione britannica, e poi passare alla ratifica del ritiro dell’accordo con l’Unione Europea. Teoricamente parlando, dato che il voto non è vincolnte, i parlamentari inglesi potrebbero anche rifiutarsi di accettare le’sito del referendum: ma si parla comunque di pura utopia, perché quando il popolo è chiamato a votare, il governo segue sempre la volontà della maggioranza.

Come arriva il Regno Unito al Brexit

Ormai è da mesi che viene portata avanti una feroce campagna elettorale, sia per chi è favorevole all’uscita del Regno Unito, sia per chi è favorevole al rimanere. Sforunatamente nell’ultima settimana il Regno Unito è anche stato sconvolto dal barbaro assassinio di una deputata laburista, Jo Cox, la quale era fortemente contraria alla Brexit. L’assassino è risultato essere un inglese ultra-nazionalista, che proprio prima di accoltellare la deputata e poi spararle con una pistola, avrebbe urlato il grido “Britain First” (“Prima la Gran Bretagna”, oltre ad essere il nome di un partito di estrema destra inglese); una sorta di motto simile che gira anche in Italia, ovvero “Prima gli italiani”. I nazionalisti e gli appartenenti all’estrema destra sono infatti la maggioranza della parte favorevole ad una Brexit, proprio perché non vedono i propri interessi tutelati dall’Unione Europea. Uno scenario tristemente simile a quello italiano, dove spesso al motto “Prima gli italiani”, vengono presi di mira o i sostenitori dell’Europa, o chiunque sia a favore di accogliere migranti e rifugiati politici dalle coste africane.

Lo scontro interno al governo inglese però è continuato: l’euroscettico Nigel Farage, leader dell’Ukip, ha dichiarato il Brexit come “l’Indipendence Day britannico”, dove tutto può riniziare per un futuro migliore. Dall’altra parte il Primo Ministro inglese Cameron ha puntualmente definito come “assurdità” tali parole, sottolineando quanto sia importante per l’economia inglese, ma anche per le stesse famiglie britanniche, rimanere all’intero dell’UE. Dall’Europa invece arriva una sorta di monito: il Presidente della Commissione UE, Jean-Claude Juncker, ha infatti ribadito che “non ci sarà nessun tipo di negoziato: chi è fuori, è fuori”. L’Europa ha chiarito quindi da subito la propria posizione: chiunque esca dall’UE, può scordarsi negoziati e trattative commerciali, economiche e politiche. Non verranno applicati sconti a nessuno. Una posizione molto dura, forse presa proprio per spostare l’umore dell’elettorato britannico verso il no al Brexit. Dall’altro lato invece, dichiarazioni del genere possono far sembrare l’UE forse troppo “dispotica” e arrogante nei confronti dei propri paesi membri, o di chiunque “osi” anche solo pensare di uscire per cercare una situazione economica migliore.

Resta il fatto che l’elettorato britannico è diviso in due parti uguali: saranno fondamentali quindi i voti degli indecisi, che potrebbero davvero fare l’ago della bilancia nel referendum probabilmente più importante degli ultimi anni per il Regno Unito, e non solo. L’Unione Europea, così come i mercati finanziari, rimangono in trepidante attesa.

Le possibile conseguenze del Brexit

Se è gia difficile stabilire se vincerà il Si o il No al referendum Brexit, ancora più complicato è riuscire a definire la portata delle possibili conseguenze, e relativi cambiamenti, per quanto riguarda l’uscita del Regno Unito dall’UE. Il problema principale, che però non viene fatto passare come tale, è quello relativo alla stabilità politica dell’Unione Europea. In molti si sono soffermati sul sottolineare le gravi, anzi gravissime, condizioni economiche in cui rischierebbe di trovarsi l’economia britannica nel breve termine (anche se spesso tali ipotesi e supposizioni sono state fatte prendendo in esempio solamente i casi più estremi, quindi anche quelli più improbabili). Ma il reale problema è quello della stabilità politica dell’Unione Europea. Se infatti un paese come il Regno Unito può decidere di uscire dall’Unione Europea, altri paesi, magari che si trovano in condizioni economiche molto peggiori (giusto per citarne alcuni: Grecia, Spagna, Portogallo, ma anche la stessa Italia), potrebbero valutare più attentamente una possibilità del genere. Ormai gli euroscettici sono ovunque: in tutti i paesi dell’Europa vi è sempre qualcuno che accusa l’Unione Europea di non favorire gli interessi dei cittadini, bensì solo quello di aiutare banche, istituti di credito e l’alta finanza europea.

Un’uscita del Regno Unito potrebbe anche rappresentare il primo importante segno di scriccchiolio dell’Unione Europea: dopotutto se il Regno Unito decide di uscirne, e poi in effetti dopo un paio di anni la situazione economica e politica non è peggiorata, altri paesi potrebbero pensare che tutto sommato i pro superano i contro. Dal punto di vista finanziario e commerciale invece, ad avere “la peggio” dovrebbe essere il Regno Unito: dopotutto i vantaggi commerciali di cui sta godendo tutt’ora (poiché membro dell’UE) verrebbero a mancare, e certamente molte imprese che basano il proprio lavoro con clienti e società europee, subirebbero complicazioni, rallentamenti ed aumenti di costi (quindi possibili fallimenti e licenziamenti). Per quanto riguarda specificatamente l’Italia, i nostri rapporti commerciali con il Regno Unito sono sorprendentemente limitati: praticamente quasi nessun danno per le piccole-medio imprese. Gli unici che potrebbero rimetterci sono invece i mercati azionari, che potrebbero subire un leggerlo crollo immediatamente dopo l’annuncio della notizia. Un ribasso che dovrebbe durare solo nel breve termine, massimo tempo un mese: quindi occhio ad investire in borsa in questi giorni. Anche se altri investitori potrebbero pensarla diversamente, e decidere di acquistare alla fine del potenziale crollo per poi rivendere quando il prezzo tornerà alla normalità.

Certamente, la vittoria del Si al referendum Brexit porterebbe l’Unione Europea a fare una dovuta riflessione sul futuro dell’unione stessa, dalla quale potrebbero scaturire nuove riforme politiche e monetarie di qualsiasi genere. Uno scenario che però si prospetterà lo stesso, perché non tutti i paesi hanno visto di buon occhio il referendum inglese. Per quanto riguarda il mercato forex invece, tutte le coppie valutarie che avranno a che fare con la sterlina, risulteranno estremamente volatili in questi giorni (almeno fino a venerdì 24 Giugno 2016). Il consiglio è quello di aspettare i risultati ed evitare di “scommettere” sulla vittoria del Si o del No, perché: A) Non vi saranno Exit Poll ufficiali durante il referendum (quindi si rimarrà all’oscuro su i dati elettorali fino a sera tarda); B) Il popolo inglese è praticamente diviso a metà, quindi tutto è possibile.

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