Tasso di cambio fisso o variabile?

Autore: ForexAdmin 5 giugno 2009
forex11Tra il 1870 ed il 1914 il tasso di scambio tra monete era fisso. Le valute erano collegate all’oro, ovvero ogni valuta locale valeva un corrispettivo fisso di once d’oro. Questo sistema, conosciuto come il regime aureo o parità aurea, venne però abbandonato all’inizio della prima guerra mondiale.

Con la fine della seconda guerra mondiale i paesi cercarono di generare una stabilità economica e di intensificare il commercio globale.
Essi si accordarono su alcune regole di base per regolamentare gli scambi internazionali. Questi sforzi dettero luogo ad un sistema monetario internazionale, guidato dal Fondo Monetario Internazionale, creato sia per promuovere gli scambi che per mantenere la stabilità delle valute dei vari paesi e quindi dell’economia globale.

Con questo accordo si stabilì che i tassi tra le valute sarebbero ancora stati fissi, ma questa volta in riferimento al dollaro USA, con il rapporto fisso di scambio con l’oro di 35 dollari per oncia. Quindi ogni valuta era direttamente legata al valore del dollaro, e di conseguenza all’oro.

Questo tipo di rapporto fu mantenuto fino al 1971, quando il dollaro non potette più mantenere il rapporto fisso di 35 dollari per oncia di oro.

Da quel punto in avanti i governi dei maggiori paesi assunsero un sistema variabile e tutti i tentativi di tornare ad un sistema fisso furono abbandonati nel 1985. Da quel momento nessuno dei governi dei paesi più importanti è mai tornato ad un tasso di scambio fisso tra valuta e l’oro, e l’uso dell’oro stesso come riferimento fisso è stato completamente abbandonato.

Le ragioni della ricerca di un tasso di scambio fisso sono legate al concetto di stabilità. Con un tasso fisso un investitore può sempre conoscere in ogni istante il valore del proprio investimento in un certo paese e quindi non preoccuparsi delle fluttuazioni giornaliere. Inoltre se la valuta è a tasso di scambio fisso è possibile abbassare l’inflazione e generare domanda dal momento che si aumenta la confidenza nella stabilità di una moneta.

I regimi fissi però possono anche portare a violente crisi finanziare, proprio perché il tasso fisso è difficile da mantenere nel lungo termine. Come si è visto nella crisi messicana nel 1995, l’asiatica nel 1997 e la russa dello stesso anno. Il tentativo di mantenere un alto valore fisso della valuta locale può portare alla sopravvalutazione della stessa. In tal caso i governi non possono più riuscire a soddisfare la domanda di convertire la valuta locale in valuta estera, questo porta ad uno stato di speculazione e panico, dove molti investitori fanno di tutto per convertire i loro soldi prima che la valuta locale perda il tasso fisso e subisca di conseguenza una forte svalutazione.

Nel caso messicano il governo fu costretto a svalutare il peso del 30%. In Tailandia il governo passò, alla fine del 1997, ad un tasso variabile ma il Thai perse il 50% del suo valore.

Il tasso fisso è ormai usato solitamente in paesi in cui il mercato non è sofisticato, tale tasso può aiutare a creare stabilità in un sistema debole, mentre per mantenere un tasso variabile occorre un sistema forte ed un’economia matura.

Sebbene il regime a tasso variabile abbia i suoi difetti, è risultato essere il metodo più efficiente per stabilire il valore di una moneta sul lungo termine ed ha inoltre contribuito a creare un equilibrio sul mercato internazionale.

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