Non solo razionalità: dal comportamento del finanziere alla finanza comportamentale

Pubblicato da: Roberto Rossi - il: 06-04-2010 9:16
forex4Belli, simpatici ed intelligenti. Così sono i personaggi delle fiction. Molto affascinanti ma poco reali.
La stessa cosa si potrebbe dire per l’homo economicus. Egli è egoista (massimizza la propria utilità), materialista (l’utilità dipende solo dalla quantità che consuma), arriva a un punto di consumo per cui il suo beneficio non cresce più (ha un’utilità marginale decrescente), ma soprattutto è razionale … perfettamente razionale (ha preferenze e credenze che soddisfano gli assiomi dell’utilità attesa).

Riforma del concetto neoclassico

L’approccio neoclassico si limita a studiare situazioni in cui non vi è incertezza o, al massimo, è presente rischio, che per sua natura può essere misurato in termini di probabilità. Ciò significa che non sono analizzate tutte quelle situazioni in cui non si ha perfetta conoscenza dell’evento o non è possibile definire un ordine di probabilità. Una limitazione non da poco!

Che cosa è accaduto da quanto è nata l’idea dell’uomo economico? La teoria neoclassica mirava alla creazione di una disciplina economica più simile alle scienze naturali ma si scontrò con gli schemi, i preconcetti e le difficoltà nell’analisi delle informazioni, tipici degli esseri umani. La psicologia venne in soccorso. Nacquero così l’economia e la finanza comportamentale.

Behavioural finance: di cosa si tratta?

Una parolina ci perseguita: razionalità. Non è necessario essere laureati in economia per capire che le persone, quando ad esempio prendono decisioni riguardanti il consumo, non sono perfettamente razionali. Per quale motivo dovrebbe essere diverso per gli investitori finanziari?

Le decisioni spesso sono prese sotto l’influenza di fattori esterni (biases ed effetti di framing) o basandosi su elementi artificiali che possono semplificare i processi (euristiche). La finanza comportamentale (in inglese behavioural finance) pone l’accento sulle anomalie e sulle inefficienze che tanto i prezzi quanto i rendimenti possono mostrare.

Una razionalità limitata può determinare effetti differenti. Possono presentarsi errori nelle scelte individuali d’investimento, che conducono a rendimenti molto bassi e ad un’eccessiva esposizione al rischio, o generiche inefficienze di mercato quali, ad esempio, prezzi errati e anomalie nei rendimenti tra differenti periodi d’investimento. Non bisogna poi dimenticare l’importanza dei biases collettivi: se gli errori commessi dai singoli investitori si sommano e raggiungono una certa soglia critica, vi è il rischio che, a causa di rapidi effetti di contagio, il fenomeno, inizialmente individuale, si trasformi in collettivo.

La finanza comportamentale, oltre ad individuare e comprendere le distorsioni e le anomalie presenti sui mercati, cerca di sfruttarle per determinare strategie ottimali. Come dire… se sbagliando si impara … impariamo dove potremmo sbagliare!

Elisa Ghione

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