I mercati azionari durante la crisi

Pubblicato da: Roberto Rossi - il: 08-05-2012 10:10
mercati-azionariLa storia dei mercati azionari mondiali nel periodo 1998 – 2008 è stata dominata dalla borsa americana, che ha influenzato direttamente ed indirettamente i risultati delle performance dei listini degli altri Paesi, molto più giovani, più piccoli e, di conseguenza, meno avanzati. La mancanza di evoluzione di questi ultimi è da imputare al fatto che la loro formazione è relativamente recente, in fatti sorgono alla fine degli anni ’90 grazie essenzialmente alla globalizzazione in generale e nello specifico alla globalizzazione dei sistemi finanziari, l’innovazione tecnologica, l’introduzione dell’euro. Nel corso del decennio che abbiamo preso in considerazione possiamo utilmente individuare fino a quattro fasi:

1998 – 2000
In questo periodo a dominare sempre la scena è sicuramente l’economia e la borsa americana, che continua d essere l’epicentro che determina ed influenza lo sviluppo dell’economia mondiale. Nello specifico, nel 1999 i listini di Wall Street salgono a livelli record, andando a consolidare una tendenza che ormai era già presente da tempo, ossia l’instaurarsi sempre saldamente del legame tra economia reale e finanziaria. Un altro fattore molto importante è sicuramente costituito dall’IT (Information Technology), che non solo alimenta la crescita dei titoli legati alla New Economy, ma segna un passaggio fondamentale tra l’economia finanziaria e quella reale. Questo evento è molto importante perché determina una percezione del rischio borsistico: la ricchezza proveniente dagli investimenti (soprattutto nel mercato azionario) contribuisce sicuramente ad aumentare i consumi da una parte; dall’altra a ridurre il premio per il rischio, quindi le imprese possono sostanzialmente raccogliere capitale di debito ad un costo più basso e quindi migliorare il loro rapporto di indebitamento. In questo modo però la borsa non si limita a allinearsi all’evoluzione dell’economia reale ma in un certo ne determina il suo sviluppo, aumentandone il rischio a livello di sistema.
A livello più macro, ossia europeo, sicuramente, benché le principali borse fossero comunque legate alle specificità territoriali, si assiste ad aumento in termini di capitalizzazione, aumenta il numero delle società e cresce il numero degli scambi. Anche in Europa, la crescita della New Economy determina alti rendimenti in tempi brevissimi e le aspettative sugli utili futuri spingono le quotazioni correnti verso l’alto. A riprova di quanto appena detto può essere utile notare che il turnover (indice che misura la liquidità del mercato secondario relativamente alle azioni presenti sul mercato e quindi non detenute dal o dai soci di controllo) evidenzia come gli scambi delle borse europee si attestino su livelli comparabili su borse nipponiche o americane.

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