I cinque parametri (parte 5)

Segue “i cambi…”
In realtà, se torniamo indietro nel tempo, vediamo che questo sistema a cambi fissi dalla metà dell’800 fino ai primi anni del ‘900 è ancorato al valore dell’oro. Ma come può nascere un sistema a cambi fissi con fascia di oscillazione? Riprendendo l’esempio della lira contro il dollaro il cui cambio era 625, come è possibile in un mercato rispettoso degli operatori concludere sempre una transazione in lire contro dollari che non superi i 629,50 di massimo e i 620,50 di minimo? Ovviamente se il prezzo vediamo che si sta avvicinando la valore massimo, il mercato sarà prevalentemente costituito da compratori, perché questo sta a significare che la pressione della domanda è maggiore dell’offerta; se chiaramente il mercato fosse lasciato libero supererebbe i 629,50. e per far sì che ciò non avvenga occorre che ci sai un operatore istituzionale che è la banca centrale disposta a fare una cosa molto semplice: si deve impegnare a vendere dollari a 629,50 per una quantità che il mercato richiederà in eccedenza rispetto a quelli che in quel momento il mercato è in grado di offrire. Ma ovviamente intuiamo che i prezzi ai quali si concludono le transazioni non possono superare il prezzo prefissato. Da qui capiamo l’esigenza delle banche centrali di avere determinate riserve valutarie sufficientemente elevate in modo tale da contrastare anche un fenomeno valutario che fosse avvenuto in senso opposto, cioè con un eccesso di offerta rispetto alla domanda per evitare che qualcuno svendesse i dollari ed accettasse prezzi inferiori a 620,50, bisognava dire alla Banca d’Italia di presentarsi su mercato come acquirente di dollari a 620,50 e nessuno, dopo questo intervento, potrà svendere i suoi dollari. Tuttavia questa simmetria non è tale da un punto di vista degli impegni, perché la banca centrale rispetta l’impegno di difendere il cambio quando sta salendo se ha un quantitativo di dollari sufficiente da vendere a quelli che li vogliono comprare; dunque esiste un problema di adeguatezza delle riserve valutarie e un problema di limitazione in termini di intervento della banca centrale. In un sistema a cambi fissi non si deve però entrare in equivoco: non significa cambi irrevocabilmente fissati. Infatti, in situazioni particolari, magari di emergenza, si può decidere di modificare verso l’alto o verso il basso la quotazione in corrispondenza dell’intervento della banca centrale.
Questo atteggiamento è stato anche mantenuto nel passato da Francia ed Inghilterra sempre nei confronti del dollaro.
Ma quando nacque il sistema monetario europeo, le banche centrali si impegnarono in un sistema che non era più a cambi fissi come abbiamo visto fin’ora dove c’era una sola valuta di riferimento uguale per tutti. Nacque dunque un sistema sempre a cambi fissi nel quale però ogni banca centrale fissava un certo cambio nei confronti di una certa valuta. Nella’ambito di questo modello, la Banca d’Italia fissò il cambio della lira con il marco tedesco, con il fiorino olandese, con il franco. Quindi per ciascuna valuta fissò il cambio con una fascia di oscillazione che si impegnò a difendere, nell’ambito di un +2,5% ed un -2,5% e di un +6% ed un -6%. Ma perché due fasce? La prima è per quei Paesi che non hanno avuto problemi, mentre la seconda è riservata a quei Paesi che  non riuscirebbero a rispettare la prima. In questo modo c’è stata la possibilità di includere tante nazioni.
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In realtà, se torniamo indietro nel tempo, vediamo che questo sistema a cambi fissi dalla metà dell’800 fino ai primi anni del ‘900 è ancorato al valore dell’oro. Ma come può nascere un sistema a cambi fissi con fascia di oscillazione? Riprendendo l’esempio della lira contro il dollaro il cui cambio era 625, come è possibile in un mercato rispettoso degli operatori concludere sempre una transazione in lire contro dollari che non superi i 629,50 di massimo e i 620,50 di minimo? Ovviamente se il prezzo vediamo che si sta avvicinando la valore massimo, il mercato sarà prevalentemente costituito da compratori, perché questo sta a significare che la pressione della domanda è maggiore dell’offerta; se chiaramente il mercato fosse lasciato libero supererebbe i 629,50. e per far sì che ciò non avvenga occorre che ci sai un operatore istituzionale che è la banca centrale disposta a fare una cosa molto semplice: si deve impegnare a vendere dollari a 629,50 per una quantità che il mercato richiederà in eccedenza rispetto a quelli che in quel momento il mercato è in grado di offrire. Ma ovviamente intuiamo che i prezzi ai quali si concludono le transazioni non possono superare il prezzo prefissato. Da qui capiamo l’esigenza delle banche centrali di avere determinate riserve valutarie sufficientemente elevate in modo tale da contrastare anche un fenomeno valutario che fosse avvenuto in senso opposto, cioè con un eccesso di offerta rispetto alla domanda per evitare che qualcuno svendesse i dollari ed accettasse prezzi inferiori a 620,50, bisognava dire alla Banca d’Italia di presentarsi su mercato come acquirente di dollari a 620,50 e nessuno, dopo questo intervento, potrà svendere i suoi dollari. Tuttavia questa simmetria non è tale da un punto di vista degli impegni, perché la banca centrale rispetta l’impegno di difendere il cambio quando sta salendo se ha un quantitativo di dollari sufficiente da vendere a quelli che li vogliono comprare; dunque esiste un problema di adeguatezza delle riserve valutarie e un problema di limitazione in termini di intervento della banca centrale. In un sistema a cambi fissi non si deve però entrare in equivoco: non significa cambi irrevocabilmente fissati. Infatti, in situazioni particolari, magari di emergenza, si può decidere di modificare verso l’alto o verso il basso la quotazione in corrispondenza dell’intervento della banca centrale. Questo atteggiamento è stato anche mantenuto nel passato da Francia ed Inghilterra sempre nei confronti del dollaro. Ma quando nacque il sistema monetario europeo, le banche centrali si impegnarono in un sistema che non era più a cambi fissi come abbiamo visto fin’ora dove c’era una sola valuta di riferimento uguale per tutti. Nacque dunque un sistema sempre a cambi fissi nel quale però ogni banca centrale fissava un certo cambio nei confronti di una certa valuta. Nella’ambito di questo modello, la Banca d’Italia fissò il cambio della lira con il marco tedesco, con il fiorino olandese, con il franco. Quindi per ciascuna valuta fissò il cambio con una fascia di oscillazione che si impegnò a difendere, nell’ambito di un +2,5% ed un -2,5% e di un +6% ed un -6%. Ma perché due fasce? La prima è per quei Paesi che non hanno avuto problemi, mentre la seconda è riservata a quei Paesi che  non riuscirebbero a rispettare la prima. In questo modo c’è stata la possibilità di includere tante nazioni.


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