I rendimenti obbligazionari stanno tornando al centro dell’attenzione dei mercati. Dopo anni in cui gli investitori si erano abituati all’idea di tassi destinati progressivamente a scendere, le scadenze più lunghe continuano a mostrare una pressione al rialzo che coinvolge diverse grandi economie.
Debito e inflazione spingono i rendimenti verso l’alto
Uno dei fattori principali riguarda la quantità di nuovo debito che i governi devono collocare sul mercato. Deficit elevati significano maggiori emissioni di titoli di Stato e, quando l’offerta aumenta, può essere necessario offrire rendimenti più interessanti per attirare gli investitori.
Contemporaneamente, l’inflazione continua a rappresentare un rischio. Prestare denaro per dieci, venti o trent’anni diventa meno interessante quando esiste la possibilità che l’aumento dei prezzi riduca significativamente il valore reale dei flussi ricevuti in futuro.
Gli investitori chiedono quindi una remunerazione maggiore per assumersi questo rischio, contribuendo alla discesa dei prezzi delle obbligazioni già in circolazione e al conseguente aumento dei rendimenti.
I tagli dei tassi non garantiscono rendimenti più bassi
Un errore comune è pensare che una riduzione dei tassi da parte delle banche centrali debba necessariamente far scendere tutti i rendimenti obbligazionari. In realtà, le scadenze lunghe rispondono soprattutto alle aspettative su inflazione, crescita, deficit e sostenibilità del debito.
Può quindi verificarsi una situazione nella quale i tassi ufficiali scendono mentre i rendimenti dei titoli a dieci o trent’anni rimangono elevati o addirittura continuano a salire.
Questo scenario ha conseguenze importanti anche fuori dal mercato obbligazionario. Rendimenti elevati significano mutui e finanziamenti più costosi, maggiori oneri per le aziende e una concorrenza più forte per le azioni, perché i titoli di Stato iniziano a offrire ritorni più interessanti con un livello di rischio generalmente inferiore.
I rendimenti potrebbero restare alti più a lungo
Il punto centrale è quindi capire se siamo davanti a un movimento temporaneo oppure a una nuova fase strutturale. Se governi e aziende continueranno ad avere bisogno di grandi quantità di capitale e l’inflazione resterà superiore ai livelli precedenti alla pandemia, i rendimenti obbligazionari potrebbero mantenersi elevati ancora a lungo.
Per chi investe in obbligazioni questo scenario presenta due facce. Da una parte, i nuovi titoli possono offrire cedole e rendimenti più interessanti; dall’altra, chi possiede obbligazioni a lunga scadenza può subire ulteriori perdite di prezzo se i tassi di mercato continuano a salire.
Il mercato obbligazionario sta quindi mandando un messaggio piuttosto chiaro: la fase del denaro estremamente economico potrebbe essere definitivamente alle spalle e gli investitori stanno chiedendo un premio maggiore per finanziare governi e imprese nel lungo periodo.
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