Il settore del risparmio gestito italiano si prepara a una settimana decisiva a Piazza Affari. Tra il 4 e il 10 novembre 2026, cinque importanti società presenteranno i risultati del terzo trimestre, offrendo agli investitori nuove indicazioni sulla capacità di generare utili in uno scenario finanziario caratterizzato da maggiore volatilità e rendimenti obbligazionari elevati.
Sotto osservazione ci sono FinecoBank, Azimut, Anima, Banca Generali e Banca Mediolanum, protagoniste di una stagione nella quale la raccolta di nuovi capitali continua a mostrare segnali incoraggianti, mentre alcune componenti dei ricavi risultano più vulnerabili alle oscillazioni dei mercati.
La principale incognita riguarda le commissioni legate ai risultati degli investimenti, che potrebbero ridursi sensibilmente rispetto ai trimestri precedenti. Le entrate ricorrenti derivanti dalla gestione dei patrimoni potrebbero invece sostenere i bilanci, soprattutto per gli operatori che hanno registrato una crescita significativa della clientela.
FinecoBank e Azimut: due prospettive differenti sugli utili
FinecoBank arriva all’appuntamento del 5 novembre con indicatori commerciali particolarmente solidi. Nel terzo trimestre la raccolta netta ha raggiunto 4,19 miliardi di euro, registrando una crescita del 49% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Nei primi nove mesi dell’anno, i nuovi capitali raccolti hanno raggiunto 13,1 miliardi, mentre il numero di clienti acquisiti nel trimestre ha superato quota 58.500, con un incremento del 30% su base annua.
Questi risultati potrebbero sostenere la redditività della banca. Equita SIM stima ricavi trimestrali per 367 milioni di euro, in aumento del 13%, e un utile netto di 179 milioni, con una crescita del 10% rispetto all’anno precedente.
La situazione appare più complessa per Azimut, che ha comunque registrato una raccolta positiva di 2,72 miliardi di euro nel trimestre. Il risultato comprende però deflussi per 695 milioni collegati alle difficoltà del mercato turco, elemento che evidenzia l’esposizione internazionale del gruppo.
Le previsioni di Equita SIM indicano ricavi per 381 milioni di euro e un utile netto di 112 milioni, quest’ultimo in diminuzione del 24% su base annua. A pesare sarebbero soprattutto le componenti meno prevedibili del fatturato, comprese le commissioni da incentivo.
Il confronto tra le due società mostra come una raccolta positiva non si traduca necessariamente in una crescita immediata degli utili. Molto dipende dalla composizione delle masse, dall’andamento dei mercati e dal peso delle commissioni variabili.
Anima e Banca Generali: raccolta in aumento ma ricavi sotto pressione
Anche Anima presenta segnali incoraggianti sul fronte commerciale. Nel terzo trimestre la raccolta netta, escludendo il Ramo I assicurativo, ha raggiunto 1,04 miliardi di euro, contro 738 milioni nel trimestre precedente.
Le masse gestite, considerate sullo stesso perimetro, si sono attestate a 133 miliardi di euro, con una crescita del 2,4% rispetto all’anno precedente.
Nonostante questi risultati, la redditività potrebbe risentire del minore contributo delle commissioni da incentivo. Secondo Equita SIM, tali entrate potrebbero scendere da 35 milioni del secondo trimestre a circa 8 milioni nel terzo.
Le stime indicano quindi ricavi complessivi per 120 milioni di euro e un utile netto di 47 milioni, sostanzialmente stabile rispetto ai livelli dello scorso anno.
Per Banca Generali, che pubblicherà i risultati il 10 novembre, la raccolta netta trimestrale ha raggiunto 1,83 miliardi di euro, in aumento del 31% su base annua.
Nei primi nove mesi dell’anno il totale è salito a 6,26 miliardi, mentre la componente del risparmio gestito ha registrato nel trimestre una crescita del 55%, raggiungendo 563 milioni.
Anche in questo caso, però, le stime sugli utili risultano meno brillanti rispetto alla dinamica commerciale. Equita SIM prevede un risultato netto di 102 milioni di euro, in calo dell’11%, principalmente a causa della riduzione delle commissioni da incentivo.
La solidità della raccolta rappresenta quindi un elemento favorevole per la crescita futura, ma non elimina completamente i rischi legati all’andamento dei mercati finanziari.
Banca Mediolanum: raccolta record e utili attesi in crescita
Tra le società più interessanti da seguire figura Banca Mediolanum, che arriva alla pubblicazione del 10 novembre dopo aver registrato un settembre particolarmente positivo.
Nel solo mese, la raccolta netta totale ha raggiunto 1,07 miliardi di euro, contribuendo a portare il risultato dei primi nove mesi del 2026 a 9,52 miliardi.
Di questa cifra, 7,24 miliardi provengono dal risparmio gestito, un dato in crescita del 10% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
La capacità di attirare capitali verso prodotti di investimento ricorrenti potrebbe contribuire a rendere più stabile la generazione dei ricavi anche in presenza di condizioni finanziarie meno favorevoli.
Secondo le previsioni di Equita SIM, le commissioni di gestione del terzo trimestre dovrebbero raggiungere 416 milioni di euro, in aumento del 15% su base annua.
I ricavi complessivi sono attesi a 887 milioni, con una crescita del 13%, mentre l’utile netto potrebbe arrivare a 278 milioni di euro, segnando un miglioramento del 12%.
Si tratta di stime che, se confermate, evidenzierebbero una buona capacità del gruppo di trasformare la crescita commerciale in risultati economici.
Per gli investitori sarà importante verificare non soltanto il dato sull’utile, ma anche la qualità della raccolta e le indicazioni del management sull’andamento dei prossimi trimestri.
Azioni del risparmio gestito: quali indicatori osservare a Piazza Affari
La stagione delle trimestrali potrebbe evidenziare differenze significative tra società che operano nello stesso settore. FinecoBank e Banca Mediolanum presentano previsioni di crescita degli utili, mentre Azimut e Banca Generali potrebbero risentire maggiormente della riduzione delle componenti commissionali variabili.
Anima si colloca in una posizione intermedia, con ricavi attesi sostanzialmente stabili su base annua e una raccolta in miglioramento.
Per valutare i risultati, gli investitori dovrebbero concentrarsi su tre indicatori fondamentali: raccolta netta, commissioni ricorrenti e utile netto. Una crescita delle masse gestite rappresenta un segnale favorevole, ma la sua capacità di generare redditività dipende dai prodotti sottoscritti e dai margini ottenuti dalle società.
Un ulteriore elemento riguarda i rendimenti obbligazionari, che possono incidere sia sulla valutazione dei portafogli sia sulle scelte dei risparmiatori. In un contesto caratterizzato da tassi elevati, i clienti potrebbero preferire strumenti più prudenti, modificando la composizione dei capitali amministrati.
Le prossime trimestrali permetteranno quindi di capire quali gruppi riescano a mantenere una maggiore stabilità degli utili anche quando i mercati diventano meno favorevoli. Le stime disponibili rappresentano aspettative degli analisti e dovranno essere confrontate con i risultati effettivamente comunicati dalle società.
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