Tassazione sul Forex – Aggiornamenti settembre 2010

Pubblicato da: Roberto Rossi - il: 08-10-2010 0:00
tasse_forexAbbiamo già parlato di tassazione nel FOREX, allo stato attuale si faceva riferimento a questa dinamica di tassazione:
La tassazione sulla vendita degli strumenti finanziari è del 12,5%, questo implica che per le valute, le operazioni superiori a 6 giorni siano sottoposte a tassazione, quelle inferiori no. La tassazione incorre solamente se nell’anno solare la giacenza complessiva sia superiore a 51.645,69 per almeno 7 giorni lavorativi continuativi. In quel caso le plusvalenze dovranno essere indicate nella dichiarazione UNICO.
Dopo le ultime voci di cambiamenti sostanziali che lo Stato voleva proporre, soprattutto in vista della crescita del mercato del Forex in Italia, destinato ad aumentare ancora come forma di speculazione finanziaria, è apparso sul Sole 24 ore un articolo che descrive uno scenario possibile sul futuro normativo (rif. articolo 1 del Testo unico della finanza (Tuf)).
Per riassumere si confronta il forex ai contratti derivati  con tassazione al 12,5% delle plusvalenze annuali e deducibilità delle minusvalenze sempre annuali.
Per chiarirsi meglio ecco un estratto dall’articolo del Sole 24 ore:

Il trattamento tributario delle operazioni di compravendita di valute a pronti sul mercato del Forex, concluse attraverso i cosiddetti contratti spot e rolling spot, è stato definitivamente assimilato a quello dei derivati. A stabilirlo è il nuovo articolo 1 del Testo unico della finanza (Tuf) che, come modificato dal Dlgs 141/2010 (in vigore dal 19 settembre 2010), colloca ora le suddette transazioni tra gli strumenti finanziari.
Ne consegue peraltro che, sotto il profilo soggettivo, gli intermediari abilitati a ricevere in gestione le suddette operazioni potranno essere d’ora in poi esclusivamente le banche, le sim e gli altri intermediari iscritti all’albo Consob e non più le finanziarie iscritte negli elenchi previsti dal Testo unico bancario (Tub).
La questione della esenzione fiscale di queste operazioni era stata già posta all’agenzia delle Entrate tramite interpello. La relativa risoluzione 67/E del 6 luglio 2010 aveva però concluso che le operazioni in cambi, pur non configurando un contratto derivato, sarebbero rientrate nelle ipotesi di tassazione previste dall’articolo 67 del Tuir lettera c-quinquies che tassa i rapporti suscettibili di produrre differenziali positivi o negativi in dipendenza di un evento incerto, come può essere l’andamento del cambio di una valuta estera rispetto all’euro.
Ne è conseguito che le plusvalenze realizzate a fine giornata dalle persone fisiche al di fuori dell’esercizio d’impresa devono essere indicate nella dichiarazione dei redditi e assoggettate all’imposta sostitutiva nella misura del 12,5 per cento.
Va, tuttavia, osservato che, in mancanza di questa modifica del Tuf, la risposta dell’Agenzia avrebbe comunque mostrato il proprio punto debole. Il carattere residuale della lettera c-quinquies farebbe infatti propendere per lo scarto di tutte le ipotesi trattate nelle lettere precedenti tra le quali si collocano anche le fattispecie oggetto dell’interpello, che riconducono alle plusvalenze realizzate mediante cessione a titolo oneroso di valute estere rivenienti da depositi o conti correnti.
Senonché la collocazione di queste operazioni al di fuori della lettera c-quinquies e quindi tra quelle rivenienti da depositi o conti correnti avrebbe, di fatto, comportato la totale esenzione di questo tipo di operazioni in cambi. Ciò in quanto questa tipologia di speculazione in cambi nel prevedere la chiusura giornaliera delle posizioni e la contestuale riapertura il giorno successivo non consente, al cliente, di avere alcuna giacenza di valuta estera permettendogli di non trovarsi mai nella condizione di cui al successivo comma 1-ter che rende tassabili le cessioni di valute esclusivamente nel caso in cui la giacenza massima dei depositi e dei conti correnti intrattenuti sia superiore a 51.645,69 euro (100milioni di lire) per almeno sette giorni lavorativi continui. Con la modifica intervenuta, l’interpretazione dell’Agenzia trova quindi un supporto più rigoroso e incontestabile per via del fatto che le operazioni spot e rolling spot, nella qualità di strumenti finanziari, rientrano ora nella lettera c-quinquies a pieno titolo. Infine, va precisato che restano estranee a questa disciplina le transazioni commerciali in valuta e che il ministero dell’Economia potrà, con proprio decreto, inserire tra gli strumenti finanziari ulteriori operazioni su valute.
Tratto da “Il Sole 24 ore” http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2010-09-22/compravendite-valute-pronti-spazio-080210.shtml?uuid=AYzsBKSC

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