Previsioni sterlina: nuovi rialzi o inesorabile declino?

Pubblicato da: Roberto Rossi - il: 03-04-2017 8:00 Aggiornato il: 02-04-2017 19:03

La Brexit andrà a incidere in maniera così negativa sulle quotazioni della sterlina, come dice una buona parte degli analisti? L’economia britannica risentirà dell’evoluzione dei negoziati con l’Unione Europea o si dimostrerà sufficientemente in grado di resistere al pessimismo che sta predominando in questa parte della stagione?

Quelle di cui sopra sono solamente alcune delle domande che gli analisti e i trader si stanno ponendo in queste settimane, cercando di formulare attente previsioni sul futuro della sterlina e, quindi, cercando di capire se la valuta inglese avrà davanti a se interessanti margini di rialzo o se sarà destinata inesorabilmente a deprezzarsi.

Rialzo sterlina: per BlackRock ci si può scommettere

Ad onor di cronaca, cominciamo con il rammentare che secondo molte società di investimento non è affatto giunto il momento di rinunciare a velleità di investimento sul rialzo della sterlina e, anzi, quello attuale potrebbe essere proprio il momento giusto per poter comprare e assumere posizioni rialziste.

Ma andiamo con ordine. Il primo trimestre 2017 si è chiuso con una valuta britannica in rialzo contro il dollaro: l’ultima volta che la sterlina era riuscita a porre in essere una simile prestazione era nel secondo quarto del 2015, quasi due anni fa. Per BlackRock, che prima dell’attivazione dell’articolo 50 da parte del governo di Theresa May aveva ridotto parte della sua esposizione sulla valuta in questione, potrebbe essere giusto mantenere posizioni long, puntando su un rialzo, considerato anche che del tanto preannunciato rallentamento economico del Regno Unito a causa di Brexit non vi è ancora traccia.

Gli analisti di BlackRock dichiarano infatti che i fondamentali del Regno Unito sono “più forti del previsto, l’inflazione sembra accelerare” e che le posizioni sono “ancora long attraverso strategie di opzioni, ma abbiamo coperto parte del deprezzamento”.

Per la società, la sterlina non solo potrebbe contare su un buon stato di salute della propria economica, quanto anche di una forte resilienza agli shock. Negli scorsi mesi (e, tornando indietro nel tempo, fin dal giugno 2016, data del referendum che ha decretato la vittoria dei SI al referendum sulla Brexit), la sterlina ha infatti mostrato solamente lievi segnali di squilibrio, tanto che gli indicatori delle oscillazioni attese sono calati nel berve e nel lungo termine.

Per Morgan Stanley c’è troppo pessimismo

Anche un’altra nota società di analisi, Morgan Stanley, sembra pensarla più o meno come gli esperti di BlackRock. L’azienda ha infatti raccomandato ai propri clienti di valutare la possibilità di assumere posizioni rialziste sulla sterlina, considerato che – ribadisce una nota diffusa alla propria utenza – i rischi Brexit sono già stati scontati dal mercato, e che intorno ai negoziati vi sarebbe un eccessivo pessimismo.

Insomma, per Morgan Stanley la sterlina si apprezzerà a quota 1,28 entro la fine di quest’anno e a quota 1,45 entro la fine del 2018, contro dollaro USA. Un margine di apprezzamento di oltre il 15% rispetto ai livelli attuali, che non potrà che suscitare qualche fantasia nei confronti degli investitori sul Forex.

Keep calm, dice UBS

Sullo stesso filone interpretativo anche UBS Wealth Management, che ai propri clienti raccomanda di “mantenere la calma” e rimanere posizionati sul Regno Unito. Anche per gli analisti di UBS infatti vi sarebbe un eccessivo pessimismo sui negoziati con l’Unione Europea: di qui la decisione di porre un “target price” a 1,36 dollari entro i prossimi 12 mesi.

Meglio esser cauti…

A nostro giudizio, è bene mantenere elevata cautela nei confronti degli investimenti sulla sterlina, o in asset denominati in sterlina, soprattutto nei prossimi mesi, i primi ad essere interessati da negoziati che si preannunciano particolarmente aspri. Se infatti è vero che nessuna delle due parti avrebbe utilità nel mandare in fumo le negoziazioni che disciplineranno i rapporti tra le due aree, è anche vero che in questo momento ad essere politicamente più vulnerabile è l’oltre Manica (e non solamente perché Theresa May vorrà arrivare a un risultato tangibile e positivo già nel primo anno di negoziati).

Riteniamo insomma che nei primi mesi le posizioni di entrambe le parti rimarranno particolarmente distanti, e che nessuno vorrà realmente fare un passo in avanti. Se dunque May non smentirà le proprie retoriche comunicative, è probabile che possano essere compiute delle proposte concrete nei confronti dell’Unione Europea sul fronte delle relazioni commerciali, mentre Bruxelles cercherà di fare in modo che sul tavolo dei negoziati venga inserito immediatamente il tema più “caldo”: la penale di 60 miliardi di euro che Londra dovrebbe pagare all’Unione Europea per poter avviare il processo di uscita (è quanto si era impegnata a corrispondere all’UE per il budget di questi anni, e non solo).

In un clima così incerto, che sarà contraddistinto altresì per comunicazioni a volte anche aspre e tendenti a conservare mediaticamente le proprie credibilità, la sterlina potrebbe risentirne almeno sul breve termine. Dunque, attenzione a non cedere ai facili entusiasmi: sul periodo di più corto raggio difficilmente la sterlina mostrerà tutta la sua forza contro euro e dollaro.

Il discorso potrebbe naturalmente cambiare sul medio termine, e già a partire dal prossimo anno, a patto che siano posti in essere utili passi in avanti sul fronte dei negoziati con l’UE, e a patto che anche le altre valute facciano la loro parte: il dollaro statunitense attualmente gode ancora di una discreta forza relativa, ma i rischi sono tutti al ribasso a causa del clima di incertezza che sta montando sull’amministrazione Trump e sulla sua (in)capacità reale o presunta di forzare le riforme. Per l’euro il futuro potrebbe essere roseo, con l’avvio di un lento processo di normalizzazione già nella seconda parte dell’anno, e un tapering nel 2018: uno scenario che andrebbe gradualmente a rafforzare la posizione dell’euro nei confronti di dollaro e, appunto, di sterlina.

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