Pil USA – 26 Maggio 2010

Pubblicato da: Roberto Rossi - il: 26-05-2010 8:53
flag_USA_FOREXNonostante il leggero recupero nell’avvio della giornata di mercoledì, il trend ribassista è ancora padrone dei destini dell’euro, che nella prima parte della settimana ha ancora indebolito le sue posizioni nei confronti soprattutto del dollaro. A questo punto non è più irrealistico ipotizzare che la valuta unica possa rompere ulteriori argini, perfino sotto quella quota 1,20 che sembrava solo poche settimane fa lontanissima.

Elemento decisivo, nell’immediato, sarà l’osservazione del dato preliminare relativo al Pil statunitense del primo trimestre 2010. Previsto per giovedì 27, tale dato fornirà indicazioni decisive sullo stato di salute dell’economia americana, visto e considerato che ci sono tendenze nettamente in contrasto a seconda delle previsioni prese in esame.

La prima resa disponibile parlava di una crescita del 3,2% su base annualizzata, in rallentamento rispetto al quarto trimestre del 2009. Attualmente ci si attende un appena più consistente +3,4 per cento. A sparigliare le carte, però, è arrivata martedì l’ultima stima del Cbo, l’apartitico Congressional budget office, secondo il quale il pacchetto di stimoli all’economia lanciato lo scorso anno dal presidente Barack Obama dovrebbe avere avuto un impatto sulla crescita trimestrale del Prodotto interno lordo, a inizio 2010, tra il +1,7 e il +4,6%, contenendo tra l’altro la disoccupazione dello 0,7% almeno. Non è chiaro in quale percentuale di crescita su base annua tali effetti possano tradursi, ma secondo l’ufficio parlamentare sono destinati a protrarsi anche nel 2011 e 2012.

Un aspetto comincia ad apparire evidente e a preoccupare. Quanto a lungo una reale ripresa economica negli Stati Uniti può sopravvivere se l’Europa non è in grado di seguire le stesse orme? Poco, secondo buona parte degli analisti. Un dato non soddisfacente sul prodotto interno americano, dunque, pur non essendo una buona notizia per il Vecchio Continente potrebbe frenare la caduta dell’euro, ma non certo innescando un circolo virtuoso sull’economia reale.

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