Pil USA – 25 Giugno 2010

Pubblicato da: Roberto Rossi - il: 25-06-2010 8:24
flag_USA_FOREXScaturisce un clima di rinnovate preoccupazioni dalla riunione della Federal Reserve tenutasi il 22 e 23 giugno e dalla quale sono usciti tassi ancora una volta invariati e destinati a rimanerlo, con ogni probabilità, ancora più a lungo di quanto nei mesi scorsi si prevedesse. Il costo del denaro non si muove dalla forchetta 0-0,25 per cento e ciò, paradossalmente, penalizza l’euro e non il dollaro in questa fase.

La moneta unica sembra, infatti, aver ormai esaurito la spinta propulsiva che l’aveva allontanata dai minimi raggiunti circa due settimane fa e il motivo è sempre quello dell’incertezza, che allontana gli operatori da quella che è considerata moneta più adatta a cavalcare la ripresa, verso quella che più incarna i sentimenti difensivi.

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Proprio i dati negativi provenienti dagli Stati Uniti, dunque, come quello sulla vendita di nuove case, rappresentano il motivo del riapprezzamento del dollaro negli ultimi giorni. Meno negativo del previsto, invece, l’andamento degli ordini di beni durevoli di maggio. Il calo dell’1,1% (inferiore alle attese) è stato causato praticamente per intero dal settore aeromobili, mentre gli altri comparti hanno mostrato buona tenuta.

E la settimana si chiuderà con la nuova lettura del Pil del primo trimestre annualizzato. Il dato non dovrebbe subire modifiche e, dunque, secondo gli esperti risultare pari a un 3% di crescita annua. La serie di notizie deludenti arrivate negli ultimi giorni mette, però, in tensione gli operatori e potrebbe portare ulteriori turbolenze a mercati senza pace duratura.

Il lungo orizzonte di tassi al minimo che la Fed ancora prospetta potrebbe effettivamente spostarsi all’anno prossimo, in un circolo vizioso il cui inizio la banca centrale americana identifica nella crisi europea dle debito sovrano.


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