Forex, le valute si preparano alla fine dell’anno

Pubblicato da: Roberto Rossi - il: 14-11-2017 10:23

Le principali valute si avvicinano alla parte finale dell’anno con un clima di crescente attesa e incertezza. Vediamo dunque che cosa sta accadendo a dollaro, euro e sterlina, e cercare di capire cosa potrebbe accadere nell’imminente futuro.

Dollaro USA [USD]

Cominciamo con il dollaro statunitense, che ha chiuso la scorsa settimana con una prestazione in calo, penalizzato soprattutto dall’incertezza in atto sulla riforma fiscale a stelle e strisce, dopo che giovedì scorso c’è stata la presentazione da parte del Senato di un disegno di legge diverso sui punti chiave rispetto a quello che invece era stato presentato alla Camera. Venerdì ha poi inciso negativamente sul biglietto verde anche il dato sulla fiducia dei consumatori che viene periodicamente rilevata dall’università del Michigan, e che ha mostrato una flessione che ha deluso le attese (di stabilizzazione) dei principali economisti. Sul dato la divisa statunitense ha toccato il minimo di giornata, da dove poi si è parzialmente ripresa, senza però evitare una chiusura in calo.

La settimana si è invece aperta con il dollaro che ha tentato una rimonta, aiutato dal livello dei rendimenti e dalla correzione della sterlina di cui parleremo tra breve. Tuttavia, per poter rendere sostenibile questo tentativo di ripresa della valuta verde sarà necessario che i prossimi dati macro in pubblicazione siano positivi: anche in questa ipotesi non va comunque escluso il fatto che il recupero sia complessivamente modesto, soprattutto fino a quando rimarranno le incertezze sulla riforma fiscale. Sul fronte dei dati macro, i più importanti della settimana sono quelli dell’inflazione l’inflazione (mercoledì), che è attesa stabile sui livelli del mese precedente, e dei primi indicatori di novembre (indice Empire mercoledì e Philly Fed giovedì, attesi rispettivamente in moderato aumento e modesto calo).

Dai discorsi Fed in programma non dovrebbero uscire clamorose novità, ma dall’intervento di Yellen di oggi potrebbe scaturire qualche segnale sul suo futuro.

Euro [EUR]

Contro il dollaro, l’euro ha chiuso la settimana in modesta risalita, avvantaggiandosi soprattutto del cedimento del dollaro per via delle incertezze sulla riforma fiscale di cui sopra. Nel brevissimo termine i temi USA potrebbero restare dominanti sul futuro dell’euro, visto e considerato che in eurozona in settimana non si attendono novità di rilievo.

Tra i principali dati macro, segnaliamo comunque oggi la seconda stima del Pil dell’area del 3° trimestre che dovrebbe confermare la lettura preliminare (lieve decelerazione da 0,7% a 0,6% t/t) così come giovedì la seconda stima dell’inflazione di ottobre dovrebbe confermare il calo emerso dalla stima flash.

Per quanto concerne i discorsi BCE (tra cui spicca oggi un intervento di Draghi), l’interesse sarà prevalentemente incentrato nel cercare di comprendere come si stiano orientando le preferenze sul programma di acquisti dopo la scadenza di settembre 2018. Per il momento alcuni membri (Nowotny, Weidmann) hanno dichiarato che avrebbero preferito che venisse indicata una data ultima di spegnimento del programma. Ad ogni modo, sembra essere trascorso troppo poco tempo dall’ultima riunione del 26 ottobre scorso, affinchè la BCE possa fornire nuove indicazioni sulle sorti del programma dopo settembre 2018 e fintantoché prevarrà la linea della prudenza, in funzione della debole dinamica dell’inflazione, lo spazio di rafforzamento autonomo dell’euro appare limitato.

Sterlina britannica [GBP]

Concludiamo poi con la sterlina, che così come l’euro è riuscita a chiudere la settimana passata in modesto rialzo contro dollaro, salvo poi retrocedere in apertura di nuova settimana.

In particolar modo, venerdì scorso la sterlina è stata aiutata da buoni dati domestici, con la produzione industriale e saldi di bilancia commerciale risultati migliori delle attese. Pochi spunti sono invece arrivati dalla chiusura (sempre venerdì) del sesto round di negoziati con l’UE su Brexit: non ci sono stati passi formali in avanti degni di nota, ma il capo-negoziatore UE Barnier ha dichiarato che qualche progresso sul fronte dei diritti dei cittadini UE residenti nel Regno è stato compiuto, anche se non viene ritenuto ancora sufficiente.

Più complesso è invece trovare una mediazione sul c.d. “exit bill”, la penale che Londra dovrebbe pagare per uscire: ecco perché l’UE ha dato al Regno Unito ancora due settimane di tempo per fare una controproposta ritenuta “accettabile”. Superato questo scoglio, comunque arduo, si potrebbe passare alla seconda fase dei negoziati, quella dedicata al futuro delle relazioni commerciali, entro fine anno, in occasione del vertice UE del 14-15 dicembre.

Come anticipato, però, superare lo scoglio dell’exit bill non sarà affatto facile. E a dimostrazione di ciò il ministro per Brexit David Davis ha già dichiarato che il Regno Unito non proporrà né una cifra né una formula di calcolo per la “penale”.

Da non sottovalutarsi inoltre l’indiscrezione secondo cui nel weekend quaranta deputati conservatori avrebbero preparato una lettera contro la gestione di Theresa May: in base alla procedura se il documento fosse firmato da altri otto parlamentari potrebbe scattare la sostituzione automatica del primo ministro.

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