Analisi Forex, uno sguardo su 4 emergenti da mettere nel mirino

Pubblicato da: Roberto Rossi - il: 25-08-2018 12:11

Negli ultimi giorni Ernest Yeung, gestore del fondo T. Rowe Price Emerging Markets Value Equity, T. Rowe Price, ha diramato un’interessante analisi sull’evoluzione di 4 Paesi emergenti: l’occasione per sottolineare quanto sarà impegnativo l’immediato futuro per gli investitori che puntano sulle economie emergenti, e i cui mercati di riferimento (azionari, obbligazionari, valutari, ecc.) saranno probabilmente molto vulnerabili a causa (anche) di rischi specifici locali, determinati da fattori politici ed economici. A proposito, quali sono?

Turchia

Cominciamo dalla Turchia, un Paese oggi considerato molto rischioso, con la lira in caduta libera e il presidente Recep Tayyip Erdoğan, confermato in occasione delle recenti elezioni presidenziali di giugno, che sembra determinato nel perseguire politiche di crescita non ortodosse che – secondo il gestore del fondo – a lungo termine impatteranno negativamente sull’economia.

“L’opposizione di Erdoğan ad aumentare i tassi e l’evidente intenzione di avocare a sé il controllo della politica monetaria sottraendolo alla banca centrale hanno persuaso molti investitori a sottopesare la Turchia o ad evitarla completamente nel presente contesto – sottolinea Yeung – Negli ultimi mesi le azioni turche sono calate ai livelli più bassi degli ultimi nove anni, il rendimento dei titoli di Stato decennali di riferimento ha raggiunto i massimi storici e la valuta si è deprezzata sensibilmente. Non esistono indicazioni chiare sul momento in cui la situazione migliorerà e, pur non ritenendo la situazione turca in grado di tradursi in una più ampia correzione dei paesi emergenti, dovremo monitorare la situazione da vicino”.

Messico

Per certi versi, anche la vittoria elettorale di Andrés Manuel López Obrador (AMLO) in occasione delle elezioni messicane di luglio sta alimentando in diversi investitori la preoccupazione sugli effetti delle proprie politiche economiche di sinistra sul comparto aziendale del Paese. A tali timori si aggiungono poi quelli legati all’andamento incerto delle trattative con gli Stati Uniti e il Canada per rivedere l’Accordo nordamericano per il libero scambio (NAFTA).

Sul fronte valutario, il peso messicano si è gradualmente deprezzato in vista dell’avvicinarsi delle elezioni, ma si è poi rafforzato quanto il presidente ha sottolineato che non vi saranno shock dal lato della spesa né intromissioni nell’indipendenza della Banca del Messico. Rimane comunque da verificare se il leader messicano terrà o meno fede alla parola data, così come si rimane in allerta sugli effetti di lungo termine sull’economia messicana, un Paese che il gestore considera comunque meno rischioso della Turchia a breve termine.

Brasile

Le elezioni brasiliane si terranno elezioni ad ottobre: un appuntamento che potrebbe creare molta volatilità in un mercato verso il quale gli investitori nutrono particolari timori che però il gestore ritiene esagerati. “È chiaro che chiunque venga eletto alla carica di presidente dovrà affrontare il deficit fiscale nazionale se intende mantenere la stabilità macroeconomica, approvando necessariamente un esauriente disegno di legge di riforma delle pensioni – afferma Yeung – Consideriamo tale riforma probabile indipendentemente dal risultato elettorale, pertanto nutriamo un maggiore ottimismo circa il debito brasiliano, attualmente scontato dai mercati”.

Russia

Anche la Russia è un Paese che diversi investitori stanno valutando con particolare cautela, soprattutto a causa delle preoccupazioni che sono legate agli effetti che ulteriori sanzioni degli Stati Uniti e di altri Paesi occidentali potrebbero avere sui prezzi dei titoli. “Ciononostante i fondamentali russi sono ragionevolmente solidi: le riserve risultano pari al debito pubblico, la bilancia commerciale è solida e, in qualità di produttore di materie prime, il paese beneficia dell’aumento delle quotazioni petrolifere – ci ricorda l’esperto – La domanda da porsi è se le tensioni tra Russia e l’Occidente continueranno, traducendosi in ulteriori sanzioni, o se finalmente prevarrà il pragmatismo, con la ripresa di relazioni più normali. Al 15 giugno in Russia eravamo sovrappesati nelle strategie azionarie ma sottopesati in quelle obbligazionarie”.

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