| Le tensioni in Egitto spingono il dollaro al rialzo |
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Il fatto che Mubarack non abbia dato le dimissioni, ma abbia solo ceduto parte dei propri poteri al vice-presidente Suleiman, confermando la volontà di rimanere a palazzo fino a settembre, ha contribuito ad una certa avversione al rischio ed alla salita del dollaro considerato da sempre come valore di rifugio da parte degli investitori. La scelta del dittatore egiziano ha deluso anche gli Usa temendo una espansione di eventuali insurrezioni in tutto il Medio Oriente, la cui conseguenza si ripercuoterebbe violentemente sui prezzi energetici.
Da Oltreoceano acquisisce rilievo la diminuzione delle richieste dei sussidi di disoccupazione lasciando la Fed più tranquilla nella gestione della sua politica monetaria che proprio nei numeri sull'occupazione ha il suo tallone d' Achille.Nel pomeriggio sono attesi dagli Usa i dati riguardanti la bilancia commerciale di dicembre e la fiducia elaborata dall'Università del Michigan per il mese di febbraio; eventuali riscontri positivi incrementerebbe gli acquisti sul greenback.
A due ore dall'apertura di Wall Street si segnala la flessione degli indici Usa: i futures sul Dow Jones perdono lo 0,36%, quelli sul Nasdaq segnano un -0,37% ed infine quelli sullo S&P 500 toccano -0,47%. Sul fronte delle commodities, i futures scambiati sullo indice Nymex sono in crescita intorno agli 87 dollari al barile,l'oro in lieve calo a 1359,00 usd/oncia. Sui mercati americani i futures sono previsti in ribasso.
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