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Pil USA 29-09-2010
flag_USA_FOREXLa chiusura del terzo trimestre, domani, coinciderà con la lettura definitiva sul Pil del secondo negli Stati Uniti. Teoricamente un dato atteso con una certa tranquillità, che gli esperti hanno previsto in linea con la lettura precedente, a +1,6% annualizzato quella del 27 di agosto, ma che alla luce dell’ultima ondata di dati qualche preoccupazione non può che sollevarla.

L’economia americana ha, infatti, dovuto fare i conti con una fiducia dei consumatori scesa al di sotto dei livelli di febbraio, a 48,5 punti contro i 52,5 attesi. Inoltre, il Richmond Fed Index di settembre è risultato addirittura in territorio negativo : -2, mentre si attendeva raggiungesse i 6 punti.

Tali dati non hanno avuto un immediato effetto negativo sul mercato azionario, dove si è diffusa la convinzione che la Fed effettuerà ulteriori interventi di rivitalizzazione del ciclo economico, ma ha indotto gli operatori del forex a sfruttare al massimo i differenziali di rendimento offerti da monete come l’euro, giunto a sfondare quota 1,35, e la sterlina, ai massimi dall’inizio di agosto.

A questo punto è difficile escludere del tutto che anche il dato sul Pil possa far registrare qualche sorpresa negativa. D’altra parte già tra la prima e la seconda lettura son passati 0,8 punti percentuali in meno, certificando quel rallentamento che ormai era nelle previsioni di tutti a livello globale. Ma in quell’occasione il consensus era ancora peggiore. Il mese scorso, infatti, si ventilava una discesa all’1,4% del dato annualizzato sul Pil.

Così non era stato ma, se un ulteriore rallentamento dovesse registrarsi sul dato definitivo, è probabile che nessuno più si ricorderebbe di quella previsione. Il dollaro, a quel punto, non potrebbe che proseguire su una china che, fino a poche settimane fa, era del tutto inattesa.
 


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